Barman, i giovani sognano un lavoro
Prova finale ai corsi Fipe, creazioni originali in chiave moderna tra frutta, ghiaccio e liquori storici
Dimenticate Hemingway, le sue sbornie epiche con mojito e Cuba Libre. E così pure le atmosfere fumose dei bar d’un tempo come l’Harry’s Bar a Venezia dove il fondatore, Giuseppe Cipriani, creò il Bellini.
I nove candidati che ieri hanno affrontato l’esame per diventare barman sotto l’etichetta di Fipe-Confcommercio sono l’opposto di quei personaggi. Giovanissimi, in media vent’anni a parte due eccezioni, e con il sogno di mettersi in proprio, anche se quasi la metà di loro lavora già nel settore, magari solo di sera, e l’altra metà ha già esperienze nel settore. Se serve sono anche in grado di servire cocktail analcolici.
«Hanno frequentato il corso per imparare professionalmente quello che prima facevano da appassionati» riassume Pierluigi Cucchi, il docente e dirigente bergamasco che per una settimana li ha addestrati a tempo pieno. Alcuni di loro sono riusciti a conciliare scuola e corsi, altri i turni di servizio con le lezioni di teoria e pratica, alzandosi all’alba. La prova d’esame ha concluso una corso breve ma intenso; 600 euro per i due moduli completi e la possibilità di uno stage nei locali modenesi.
«Mi raccomando, il primo servizio al cliente è il sorriso»li sollecita durante la preparazione Cucchi. Lui, barman di lungo corso nei locali più famosi e due anni sui transatlantici, distilla consigli e accorgimenti per presentare i cocktail. E poi aggiunge sottovoce: «In questa professione bisogna anche saper ascoltare, essere un poco psicologi».
Cucchi è pronto a spiegare a chiunque le differenze tra long drink, frozen, after dinner e cobller, tra le grandi famiglie di cocktail, ma diventa severissimo se qualcuno ipotizza tolleranza con chi alza il gomito per abitudine: «Non siamo quelli che assemblano i liquori - dice serio - ma professionisti che creano gusti su misura per chi ama bere bene».
Gli aspiranti barman hanno come compito in classe quello di preparare davanti alla giuria le loro creazioni. Ludovico Riccioli, 19 anni e fresco di maturità al Selmi con l’obbiettivo d’iscriversi all’Isef, offre “Nel blu dipinto di blu”, mentre il sassolese Cristian Buzzotta, 19 anni pure lui, apparecchia “Rikey”. Valentina Piazzolla, impiegata all’università, non rinuncia al sogno di un suo locale, come avevano i suoi genitori e svela un “Saona”. Tocca al castelfranchese Dario Venturelli, con Simple Soul, giocare sui gusti ambrati mentre il veterano del gruppo, Roberto Rossi, 65 anni, ama le citazioni con il suo Rudy’s, un after dinner per tutti. Per lui, una vita nel settore del movimento terra e la passione per i locali della buona cucina, il corso è una scommessa vinta. Idem per il curdo Ibrahim Goreli, in Italia da quasi due anni, una vera vocazione per i cocktail, che prepara una sua creazione, “Ibra’s Special”.
Infine Antonio Alibrandi e Mara Pellegrino: lui dipendente ex Maserati e ora in Ferrari, primo classificato, lei barista a Sassuolo in un locale di famiglia; per entrambi un sogno quasi a portata di mano che si declina negli aromi dei bicchieri on the rocks.
Saverio Cioce
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