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Primo impegno Udi tra asili, doposcuola e trasporto malati

Primo impegno Udi tra asili, doposcuola e trasporto malati

Una nuova puntata con AccogliaMo, iniziativa nata grazie alla ricerca dell’Udi, Unione Donne Italiane, a caccia di testimonianze e materiale fotografico di accoglienza in provincia di Modena nel...

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Una nuova puntata con AccogliaMo, iniziativa nata grazie alla ricerca dell’Udi, Unione Donne Italiane, a caccia di testimonianze e materiale fotografico di accoglienza in provincia di Modena nel Secondo Dopoguerra (inviateci testi e foto scrivendo a cronaca.mo@gazzettadimodena.it).

Questo un estratto del racconto di Laura Piretti.

Sfogliando le annate di Noi donne e soprattutto quelle della rivista modenese Vita Nuova: eco dell'Unione donne italiane, stampata a Modena viene alla luce una realtà che si sapeva, ma che raccolta in pagine e pagine di resoconti ed articoli, relativi agli anni 45/ 46 con puntate fino al 49 (Noi donne), è veramente impressionante.

Si tratta di una rete di asili che, con un linguaggio moderno potremmo definire h 24, ma anche di centri giochi, scuole di cucito, ambulatori medico-sanitari, privati in quanto gestiti per lo più da donne dell'Udi, gratuiti o semigratuiti con rette bassissime, mantenuti dalla solidarietà collettiva, e rispondenti a vari esigenze fra cui consentire prima alle mondariso, poi ad altre madri lavoratrici di lavorare appunto, ma anche assistere in diverse forme famiglie alluvionate, sfollate.

Ciò che più colpisce è l'evidenza che siamo di fronte a vere e proprie prove di welfare all’emiliana che negli anni hanno portato alle lotte per l'istituzione dei servizi per l'infanzia, e all'idea che le famiglie vadano assistite sempre di più dallo stato e non solo dalla generosità, per quanto benemerita, di privati. E che i bambini, in questa assistenza, dovessero avere il primo posto.

Pare dunque che l’esperienza dei “treni della felicità” che coinvolse fortemente anche la provincia di Modena, come si vede dagli approfondimenti culturali che stiamo approntando, abbia avuto il suo naturale sviluppo nell’idea che madri e bambine e bambini vadano tutelati da subito.

Questa è la risposta politica che l'Udi dà in quegli anni al problema di come ricostruire l’Italia. “Le loro mamme sono in risaia. Altre mamme han cura di loro” oppure “Vogliamo gioia negli occhi dei nostri bimbi”, “Un punto d'onore per Udi: assistenza ai bimbi bisognosi”. Asili a Soliera, San Martino Secchia, Nonantola, dove due suore e una cuoca dell'Udi sbrigano tutto ciò che c'è da fare; gestione miste di vario tipo, gare di solidarietà che non sono beneficienza. Corre in tutte le descrizioni di attività a favore di bambini, ma anche madri lavoratrici, anziani malati, sfollati, un fortissimo senso di solidarietà politica, di giustizia sociale, di risarcimento ai più provati per i danni della guerra. Scuole e doposcuola, centri di assistenza sanitaria, ma anche denunce di situazioni di lavoro insostenibili con al centro l'idea che solo salvando donne e bambini si salva il futuro.La Madonnina, dove si inaugura un doposcuola alla presenza del sindaco di Modena, della rappresentante del comitato provinciale dell'UDI, e del parroco di San Cataldo; il trasporto malati da via Ricci (sede del comitato provinciale Udi) sono solo alcune delle innumerevoli attività sociali dell’Udi in quegli anni cheaprirono la strada a quel welfare all'emiliana, che tanto ha caratterizzato gli anni successivi al Dopoguerra.

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