Tragedia alla Meta, il sindaco a processo
Alberto Silvestri imputato con il capo dell’ufficio tecnico Castellazzi e il geometra dell’azienza. Scagionato il titolare Preti
SAN FELICE. «Non ero a conoscenza dei contenuti del primo provvedimento, che consentiva il rientro nelle aziende, e non sapevo che esistesse il secondo, che modificava il primo. Io in quei giorni ero in giro per il Comune...». Questo il tenore dell’interrogatorio del sindaco Alberto Silvestri, che davanti al giudice delle indagini preliminari all’udienza di maggio aveva cercato di difendersi, riversando in sostanza la questione sull’Ufficio tecnico.
«Ho firmato un atto che mi è stato sottoposto, a firma dell’amministrazione, che ho letto e condiviso», aveva invece detto il capo dell’ufficio tecnico del Comune, ingegner Daniele Castellazzi, negando poi che il secondo atto - trovato nel fascicolo Meta - fosse diverso dal primo.
Ieri il giudice dell’udienza preliminare, Eleonora Pirillo, ha risolto la intricata questione, rinviando a giudizio entrambi, con l’accusa di concorso in omicidio colposo plurimo. In sostanza per aver consentito, con un provvedimento abnorme o illegittimo di far riprendere l’attività nelle aziende dopo il 20 maggio 2012. Compresa la Meta di via Perossaro, dove il 29 maggio la scossa del mattino ha sorpreso e ucciso due operai richiamati al lavoro, e l’ingegner Bignardi di Mirandola che stava effettuando un sopralluogo, per verificare se i lavori fatti in autonomia dai titolari della Meta - lavori abusivi per la Procura - potessero considerarsi adeguati.
Il sindaco Silvestri e Castellazzi sono anche stati rinviati a giudizio per falso, accusa sul piano morale anche più grave della prima. Ovvero per aver sostituito il primo provvedimento che consentiva “allegramente” il rientro nelle fabbriche, facendolo “sparire” dal fascicolo relativo alla Meta, con uno più stringente. Che di fatto scaricava tutta la responsabilità della tragedia dei tre morti sul titolare dell’azienda, Paolo Preti, e sul suo tecnico di fiducia, il geometra Claudio Terrieri.
Ma ieri il giudice Pirillo, con una decisione coraggiosa che potrà puntualmente motivare nel provvedimento da depositare entro 90 giorni, ha prosciolto Preti. Non colpevole. L’azienda esce di scena, circostanza che sposta sui processi civilistici e sugli altri imputati il nodo dei risarcimenti alle famiglie delle vittime. Lo stesso giudice ha invece rinviato a giudizio, con l’accusa di concorso in omicidio colposo plurimo, il geometra Terrieri. Per avere in sostanza firmato quella pratica che il Comune ha promosso e accolto, quando invece (Terrieri) avrebbe dovuto accertarsi prima della qualità dei lavori e della loro correttezza. Nel senso che la fabbrica venne riaperta con il semplice avvio di una pratica, senza attendere, tra l’ altro, il doveroso collaudo.
Il processo ai tre imputati si celebrerà il 19 gennaio prossimo, davanti al giudice, dottor Truppa. A distanza di quasi 5 anni dai fatti, e con parecchie zone d’ombra che rischiano di restare tali, come si evince dalle stesse controverse dichiarazioni degli imputati. Perchè - ad esempio - è almeno una sensazione che in questa vicenda abbiano giostrato altre figure, rimaste fuori dai margini delle responsabilità penali individuati dal sostituto procuratore che ha condotto le indagini, dottor Luca Guerzoni.
Da rappresentante della Procura, Guerzoni in apertura di udienza, ieri alle 9 in Tribunale a Modena, aveva chiesto il rinvio a giudizio di tutti e quattro. Proprio come i legali delle parti civili. A vario titolo, i difensori avevano chiesto invece l’assoluzione. L’udienza si è interrotta alle 12.30. E alle 14 il giudice è rientrata con la sua decisione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
