«Chiedo ancora verità e giustizia»
Barbara Zanoli, figlia di Primo, è sconcertata e chiede «verità e giustizia». Dice che ci sono ancora tante domande senza risposta e che si deve ancora indagare per dare risposta ad una morte così...
Barbara Zanoli, figlia di Primo, è sconcertata e chiede «verità e giustizia». Dice che ci sono ancora tante domande senza risposta e che si deve ancora indagare per dare risposta ad una morte così assurda.
«Quando ripenso da quanto tempo non vedo più mio padre, mi basta guardare negli occhi mio figlio. Aveva solo poco più di un mese di vita quando il nonno è scomparso e ha vissuto anche lui profondamente questa perdita assorbendo, sebbene inizialmente non a livello razionale, tutti i nostri stati d'animo di sconforto, tristezza e impotenza dalla notte della scomparsa fra il 30 ed il 31 dicembre 2011 fino ad oggi. Da quasi 5 anni - dice Barbara - le domande senza risposta sono ancora tantissime e verità e giustizia non si intravedono ancora all'orizzonte! Infatti ci troviamo nuovamente alle prese con una richiesta di archiviazione».
La figlia prosegue: «Dopo aver ottenuto dal Gip l'ok per il proseguimento delle indagini, sembrava non fosse possibile stabilire delle responsabilità in quanto mancava la "prova regina" (il cadavere di nostro padre), ma sembrava anche fosse impossibile ordinare nuove ricerche all'interno dell'ospedale (perché?). Solamente dopo tante nostre insistenze toccò all'Ausl accordarci e finanziare nuove ricerche all'interno della struttura ospedaliera attraverso una ditta esterna di investigazioni private che trovò nostro padre il 30 ottobre 2014 dopo appena un giorno e mezzo di ricerca. Dal momento del ritrovamento noi ancora ci chiediamo il perché nessuno ci informò di una zona grezza all'interno della struttura».
« Chiediamo a chi controllò quella zona con quali criteri asserì che nostro padre lì non c'era. Ci chiediamo inoltre quali misure di sicurezza furono adottate nel cantiere. Chi doveva controllarle? Ma soprattutto ci chiediamo perché' nonostante nostro padre sia stato ritrovato in avanzato stato di mummificazione in un cavedio proprio all'interno della struttura, in un'area verosimilmente non protetta, non sia possibile stabilire delle responsabilità' e si debba ricorrere ad una nuova richiesta di archiviazione». «Dalla sua cartella clinica e dalle testimonianze di tante persone - conclude - era evidente il suo stato di agitazione, confusione mentale. Quali tutele hanno i malati in questi casi? Posso solo dire a nome mio e della mia famiglia che non vogliamo e non possiamo smettere di lottare per nostro padre, per noi e per la sicurezza di tutti i malati, perché ciò che è successo a nostro padre sarebbe potuto accadere a chiunque. Ci auguriamo, con l'aiuto di tutti, di arrivare il prima possibile alla tanto agognata "verita' e giustizia"
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