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La Gruber ai Giardini sull’Islam: integrazione ma con punti fermi

di Chiara Bazzani
La Gruber ai Giardini sull’Islam: integrazione ma con punti fermi

Giardini Ducali affollati per l'incontro con Lilli Gruber, venuta ieri a Modena per presentare il suo libro “Prigionieri dell'Islam” (Rizzoli 2016)

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MODENA. Giardini Ducali affollati per l'incontro con Lilli Gruber, venuta ieri a Modena per presentare il suo libro “Prigionieri dell'Islam” (Rizzoli 2016). La giornalista ha parlato di terrorismo, di migrazioni e integrazione, con un doppio sguardo sulle realtà italiana e mediorentale, sottolineando che l'integrazione è inevitabile, anche se sarà un percorso non semplice e lungo. «L'integrazione deve passare attraverso scelte politiche molto precise - ha commentato Gruber - Dobbiamo tenere ben presenti quali sono i diritti non negoziabili.

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Ad esempio i diritti delle donne sono non negoziabili. La Germania ci da una lezione di pragmatismo in merito: innanzitutto chi arriva in Germania deve imparare la lingua; poi ai nuovi arrivati vengono insegnate non solo le leggi ma anche quali sono i nostri valori, i nostri usi e costumi. Le donne sono libere di vestirsi come vogliono e se sono truccate o vestite con un abito aderente nessuno si deve sentire autorizzato a mettere loro le mani addosso o peggio». «In paesi dove c'è il modello del multiculturalismo come la Gran Bretagna - ha continuato - si lascia la libertà a tutti di praticare la propria religione, ma penso sia sbagliato - ha commentato Gruber - Io continuo a pensare che la religione debba stare fuori dalla politica e dallo spazio pubblico. Questo è un problema con molti musulmani, ma anche per i cattolici».

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Ci sono alcuni luoghi comuni da sfatare quando si parla di migranti. Il primo è l'equazione “migrante uguale terrorista”. «Chi dice che con i migranti arrivano i terroristi dice una grande scemenza - ha dichiarato Gruber - Una cosa dobbiamo comprendere oggi, non c'è un paese a rischio zero contro il terrorismo. Ma è anche vero che formare un terrorista costa soldi dunque non lo si mette su un barcone dove rischia di annegare. Tra i tanti migranti ci può essere un potenziale terrorista, perché lo può diventare dopo, quando è già qui da tempo, ma questa è una questione che ha a che fare con l'integrazione. Fare un identikit del terrorista è molto difficile perché ci sono molte componenti sfuggenti. L'altro luogo comune riguarda le malattie, come se i migranti potessero essere una fonte di epidemie. La situazione è molto monitorata, fanno anche i controlli per l'aids, e questa delle epidemie è una grave bugia».

«La politica sfrutta la paura e fa leva sulle emozioni, più che sul ragionamento e sui fatti - ha continuato Gruber - Io trovo irresponsabile questa strumentalizzazione permanente di temi, con questo cercare di macinare voti per vincere le elezioni. Dobbiamo pensare che dovremo aver a che fare sempre di più con le migrazioni. Cosa vuol dire “bloccare in mare i barconi che arrivano”, come dice Salvini? Vuol dire farli annegare e questo è inaccettabile».

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