«L’azienda ha buoni risultati ma qui vogliono chiudere»
«Non ci saremmo mai aspettati che proprio adesso ci chiudessero». Ieri i lavoratori di Kverneland sono entrati in sciopero. Difendono il posto di lavoro dopo la decisione della multinazionale Kubota...
«Non ci saremmo mai aspettati che proprio adesso ci chiudessero». Ieri i lavoratori di Kverneland sono entrati in sciopero. Difendono il posto di lavoro dopo la decisione della multinazionale Kubota di chiudere lo stabilimento modenese entro fine anno. L’azienda del settore macchine agricole è norvegese ma la proprietà e giapponese. I lavoratori protestano anche per i colleghi di realtà medio-piccole che si appoggiano alla ditta, un indotto che viene colpito in maniera pesante. L’adesione allo sciopero, hanno sottolineato dalla Cgil, è stata del 100%. Sono cinquantuno i dipendenti interessati in prima persona. Qualcuno ha visto la società cambiare nome e bandiera. È stato assunto quando c’erano ancora le Macchine Agricole Maletti. È stato confermato quando l’azienda è stata acquisita dal gruppo norvegese di cui porta il nome. Era il 1995. Quattro anni fa ne ha assunto la proprietà la multinazionale giapponese.
«È cambiato il modo di lavorare - ha spiegato Maura Girotti, dipendente dal 1983 - ma abbiamo sempre cercato di rispondere alle esigenze dell’azienda. C’è la crisi generale dell’agricoltura, ma poco di più. Ci dicevano che siamo la seconda ditta migliore del gruppo: non ci saremmo mai aspettati proprio adesso che chiudessero. Abbiamo passato momenti difficili, ma è sempre andata bene». All’interno si occupa di programmare gli ordini dei clienti. Dalle sue parole il lavoro è più di un incarico. «Emotivamente e psicologicamente per noi è molto complicato - ha ripreso Maura - perché per noi è più di un lavoro. Oltre a noi ci sono piccole ditte artigiane del territorio, del Reggiano e del Mantovano: avranno contraccolpi anche loro». «Non perdiamo il posto di lavoro solo noi - ha ripreso Daniela Quirico, contabile amministrativa - ma tutto l’indotto che c’è dietro. Assembliamo e verniciamo parti per realtà esterne. Ci sono realtà medio-piccole che con noi fanno l’80% del fatturato». Anche lei, come Maura, lavora da 33 anni per l’azienda. «È scandaloso che in un momento difficile chiudano le aziende che vanno bene - ha denunciato Daniela - perché la ditta è in attivo». «Siamo rimasti sconvolti - ha garantito Davide Maggiolo, da 21 anni in azienda - perché si pensava alle ferie. Ci hanno scaraventato in una situazione molto drammatica. Abbiamo molto supporto dal sindacato». «Riteniamo di avere ragioni fondate», ha affermato con convinzione Stefania Ferrari (Fiom-Cgil). La sindacalista ha in mente due incontri, uno passato e uno futuro. «Due mesi fa abbiamo incontrato l’azienda - ha ripreso Ferrari - e diceva che tutto andava bene. Pochi giorni fa ha aperto la procedura di mobilità per 51 persone: non è accettabile. Lunedì prossimo chiederemo all’azienda di recedere dalla posizione e fare scelte differenti». Il caso è stato posto al sindaco. «Muzzarelli ha mostrato interesse e preoccupazione», ha ribadito la sindacalista. Lunedì è in programma un presidio durante l’incontro.
Gabriele Farina
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