L’ultimo mese del Cubo Scompare Cerealfiocco
Cavezzo. Avanza la demolizione della maxi struttura danneggiata dal terremoto Un macchinario con un braccio di 40 metri ridurrà l’edificio fino a 18 metri
CAVEZZO. Spiccherà in mezzo alla pianura di Cavezzo ancora per pochi mesi. La sua struttura massiccia, giorno dopo giorno, smetterà di svettare solitaria e, lentamente, scenderà verso terra ridando al cielo lo spazio che negli anni Settanta si era presa. Colpo dopo colpo il cubo dell’ex stabilimento di Cerealfiocco si ridurrà fino a sparire del tutto tra poco più di un mese.
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Al suo posto per i prossimi anni ci sarà un terreno agricolo che non verrà coltivato dai proprietari, la Lameri Spa di San Bassano in provincia di Cremona. Non ci sarà nemmeno un prato verde perché saranno necessari molti anni per tornare ad avere un terreno incontaminato. E intanto mentre ogni traccia della Cerealfiocco viene cancellata dai colpi delle macchine demolitrici, la Lameri ha inviato la richiesta alla Regione per il risarcimento dei danni subiti nel terremoto del 20 e 29 maggio 2012 e sta già investendo per un nuovo stabilimento in provincia di Piacenza.
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I lavori di demolizione sono iniziati il 23 maggio scorso e presumibilmente proseguiranno fino a metà agosto. «Utilizziamo un macchinario - spiega Giordano Provenza, capocantiere alla Cerealfiocco - con un braccio meccanico di circa 40 metri. Ha una pinza alla sua estremità che è in grado di triturare e spezzare colonne in cemento e cavi metallici». Avendo vicino delle abitazioni non è stato possibile demolire il colosso con l’esplosivo: «Non c’erano le condizioni di sicurezza adeguate - continua il capocantiere - e in più il costo è molto più elevato. La polvere che si sarebbe sollevata avrebbe ricoperto le case qui intorno». E infatti, anche se la demolizione produce sempre polvere, entrando nel cantiere quella sollevata è quasi inesistente: «Sull’estremità finale del braccio è posizionato un macchinario che spruzza acqua in modo da minimizzare la povere. Naturalmente la polvere non può essere del tutto eliminata ma così si limita molto».
La demolizione è partita «dalla costruzione della rampa su cui il macchinario avanza. La rampa viene costruita passo per passo fin quando il braccio riesce a demolire l’edificio agilmente. Questo macchinario andrà avanti fin quando l’edificio non passerà dagli attuali 40 metri ai 17. Poi entrerà in funzione in secondo macchinario che ha un braccio di 18 metri. Questo demolirà l’edificio fino a terra». E dopo aver liberato il cielo «si passerà al terreno e al sottosuolo. Tutto il materiale, che viene già diviso, poi verrà triturato e smaltito. Così il terreno, 15mila metri quadrata, sarà bonificato».
Intanto la proprietà ha calcolato i danni subiti dal terremoto e ha inviato la richiesta di risarcimento alla Regione: «Dopo la prima scossa del 20 maggio - spiega Vito Vincenzi, responsabile tecnico della Lameri Spa - non avevamo subito grossi danni e infatti stavamo già strutturando i lavori per la riapertura. Poi con la scossa del 29 l’edificio ha subito gravi danni strutturali per diversi milioni di euro. Siamo stati costretti a lasciare anche i macchinari all’interno perché sono impossibili da smontare e perché la struttura è pericolosa».
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