La rabbia degli agricoltori modenesi: «Assurdi i prezzi del grano, si chiude»
«Sono gli stessi di 30 anni fa: oggi cento chili valgono come 7 chili di pane, le istituzioni ora devono intervenire»
Cento chili di grano valgono quanto sette chili di pane. I conti non tornano agli agricoltori modenesi, che ieri hanno fatto sentire la loro voce in diverse province dell’Emilia Romagna, tra cui Modena, dove si è tenuta una manifestazione all’azienda agricola Monzani, che ha sede a Bomporto. Nel titolo dell’iniziativa, “Grano amaro”, la fotografia della situazione che stanno vivendo i circa 1.300 produttori di grano della provincia di Modena. Nell’ultimo biennio l’aumento dei costi ha messo in ginocchio i produttori, e il futuro del comparto è ora a rischio. La Borsa di Bologna ha evidenziato a inizio luglio un calo dei prezzi del frumento tenero panificabile del 6% rispetto all’ultima rilevazione della campagna 2015/2016 e addirittura del 19% rispetto allo stesso periodo del 2015. Rispetto a 25 anni fa nulla è cambiato, se non i costi per gli agricoltori: il frumento valeva 30.000 lire e vale, più o meno, 15 euro oggi. Le quotazioni del frumento tenero si attestano infatti sui 16 euro al quintale mentre quello duro è valutato 19 euro, in un contesto produttivo, la provincia di Modena, con 19mila ettari investiti a frumento tenero e 2.200 a grano duro.
«La situazione è diventata insostenibile – spiega il presidente di Cia, Cristiano Fini – da due anni le quotazioni sono spaventosamente basse e gli agricoltori non riescono a coprire i costi di produzione. C’è il rischio reale che questa produzione venga dismessa e di vedere tanti campi incolti. Basti pensare che, in termini di quotazione, la produzione di cento chili di frumento corrisponde a sette chili di pane: la sproporzione è del tutto evidente». «Mai come quest’anno – spiega Davide Paltrinieri, presidente della sezione Cerealicola di Confagricoltura Modena – i frumenti presentano un’alta qualità, con proteine elevate e ottimo peso specifico. Stiamo investendo tanto per fare un prodotto di qualità, i costi crescono seguendo misure agroambientali e disciplinari di produzione, ma i nostri sforzi non sono premiati e il nostro prodotto finale non viene pagato abbastanza. Chiediamo l’aiuto delle istituzioni locali e nazionali, perché c’è il rischio reale di dismettere le colture». Sul tema è intervenuta Eugenia Bergamaschi, presidente di Confagricoltura Modena: «Quello del prezzo del grano - dice - è un problema serio e non si limita alle aziende agricole: il crollo del prezzo del frumento non ha portato alcun beneficio al consumatore. Serve una riflessione sull’intera filiera, non è possibile che i costi gravino solo su produttori e consumatori finali».
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