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Modena, sfrattato dal “suo” garage ora vive in macchina

Stefano Totaro
Modena, sfrattato dal “suo” garage ora vive in macchina

Il 70enne Luigi Manzo è l’ex titolare dell’autosilos vicino alla stazione dei treni. Ora gli hanno ordinato di andarsene e vive in un'auto. «Ho perso tutto, il Comune non mi ha mai aiutato una volta»

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MODENA. Il suo cognome troneggia a caratteri cubitali, ben visibile in via dell’Abate, di fronte al Cinema 7B. Manzo autosilos, un simulacro, un sostanzioso investimento nato da un capannone dismesso che doveva rilanciare la zona, assorbendo tute le auto dei dintorni, diventando un riferimento per chi va e viene in stazione o per chi approda in città. Un simbolo di un fallimento, di una vicenda fatta di banche , di interessi, di esposti, di lotte contro i mulini a vento. E ora, quasi una legge del contrappasso, Luigi Manzo, uomo del garage, a settanta anni è costretto a vivere in un’auto. Dopo anni di battaglie e disagi è stato da due giorni sfrattato proprio dall’appartamento, l’area adibita a casa-ufficio all’interno dell’autosilos dove lui da qualche anno viveva , ormai divenuto semplice custode della “sua” struttura chiusa.

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«E da quattro anni non ho la fornitura del gas, non posso permetterlo - dice Manzo accanto alla sua Nissan Primera - e ho staccato tutto, passando degli inverni terribili. Non solo, ora ho ricevuto lo sfratto perché questo autosilos è stato venduto, i miei due appartamenti, uno a Palermo e uno a Padova, vecchi e che avevo ereditato da mio padre, sono stati ipotecati, ho la casa chiusa, ho ancora delle cose dentro, dei medicinali. Giovedì entro in ospedale perché devo subire un intervento chirurgico, solo due giorni fa è arrivata la Finanza che mi ha riferito che sono stato denunciato per bancarotta fraudolenta...Insomma, tutto per colpa di questo affare, tutto per colpa anche e soprattutto del Comune che non ha mai alzato un dito in mio favore».

Distrutto dentro, ancora con compostezza il 70enne Luigi Manzo spiega come un tempo, nel 1996, qui c’era l’ex Opel e che lui decise di farci un garage, investendo 400 milioni di lire. A lavori già iniziati «il Comune intervenne e disse che non c’erano i requisiti pefr uin garage - spiega Manzo- ma si poteva solo creare un autosilos, meccanizzato, a più piani».

Manzo prende una cartellina piena di articoli di giornale, di documenti, e racconta le sue vicissitudini: «Il proprietario si mise da parte, gli dovevo dare un affitto e poi mi proposero di fare una convenzione con il Comune per tenere una trentina d’anni il nuovo autosilos. Era un buon affare perché un milione e passa di euro li metteva la Regione come finanziamento per questo tipo d’intervento, una banca copriva la ristrutturazione-creazione dell’autosilos, avendo come garanzia il finanziamento stesso».

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Tutto bene? « Era il 2003, perdemmo subito due mesi perché il Comune fece dei lavori nei dintorni e già avanzai una richiesta di risarcimento. Poi sempre il Comune cambiò la vlabilità, via dell’Abate a senso unico, nuovi accessi. Ero tagliato fuori, qui non veniva nessuno, e io dovevo sempre pagare. Dovetti rinegoziare il tutto, dilazionando». Alla fine Manzo ammette di essere andato sotto con la banca di 130mila euro e con le Poste di 30mila. «La banca mi disse di tenere chiuso perché tanto non guadagnavo e che ci avrebbe pensato lei a vendere. Io intanto potevo stare all’interno». Ora il 70enne è in strada, andrà in ospedale e poi resterà parcheggiato in strada.

 

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