Udienza in ritardo: sconta due mesi in più
Sono tanti i detenuti che hanno avuto gravi problemi per i ritardi delle pratiche che permettevano loro di uscire dal carcere con pene alternative. Ci sono anche storie tragiche. Come quella di un...
Sono tanti i detenuti che hanno avuto gravi problemi per i ritardi delle pratiche che permettevano loro di uscire dal carcere con pene alternative. Ci sono anche storie tragiche. Come quella di un uomo con problemi di salute mentale che si i è impiccato in cella poche ore prima che gli fosse notificata l’idoneità per scontare la pena ai domiciliari in una casa di accoglienza. O come un carcerato che aveva chiesto la libertà anticipata ma che per ottenere udienza la Tribunale del magistrato di sorveglianza ha dovuto aspettare e quando ha ottenuto ragione aveva già scontato due mesi in più di quanto doveva.
Sono casi accaduti a Sant’Anna, ben noti anche gli operatori interni al carcere. Per il primo dei quali si sono anche impegnati prima perché non accadesse e poi perché non accada mai più.
È la storia tristissima di un 53enne che, avendo precedenti per piccoli reati, aveva patteggiato un anno di carcere nel 2011 diventato definito nel 2015. Quello che è stato portato a Sant’Anna nell’aprile 2015 era un uomo minato nella salute dall’alcolisimo, in cura al Centro salute mentale e ospite di una casa di accoglienza in montagna. In carcere tutti si sono accorti di quanto fosse fragile. I suoi avvocati avevano avanzato richiesta per fargli scontare i mesi restanti in quel centro in Appennino. Tutti lo controllavano sapendo quanto fosse depresso. Ma lui non ce l’ha fatta e a fine luglio si è impiccato. Senza morire: la sua agonia è durata in ospedale fino a gennaio. Il documento che aspettava è stato notificato poche ore dopo il suo suicidio. Una macabra coincidenza. Se fosse arrivato solo poche ore non si sarebbe ucciso in cella.
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