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«Città blindata, difficile prevedere un attentato»

«Città blindata, difficile prevedere un attentato»

Una modenese rientrata da pochi giorni: «Ho visto agenti ed esercito ovunque Non credo che i francesi abbiano sottovalutato il rischio. Io mi sentivo sicura»

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MODENA. «Per fortuna mia figlia aveva deciso di rimanere in casa. Ha due bambine di 13 e 11 anni ed era con un’amica pure madre di due bambine piccole. Così, sapendo quanta confusione e quanta ressa ci sia a Nizza in occasione della festa e dei fuochi del 14 luglio, entrambe avevano preferito non uscire rimandando a dopo la fine dello spettacolo la possibilità di scendere per andare a prendere un gelato». A parlare è Giovanna, modenese, da tanti anni frequentatrice della Costa Azzurra, da dove era rientrata solo pochi giorni fa, dopo essere stata a trovare la figlia in vacanza nel loro appartamento di Nizza, non distante, tra l’altro, dal tratto della Promenade dove è avvenuto l’attentato.

«Mia figlia - continua - è molto scossa. Oggi stesso mio genero ha deciso di partire per andarla a prendere. Non se la sente più di stare a Nizza con le bambine ed ha deciso di tornare. Ci siamo sentite al telefono e mi ha raccontato di essersi accorta di quanto stava accadendo dal caos e dal rumore che arrivava dalla strada. Lei, l’amica, le loro bimbe, stanno tutte bene ma l’ho sentita comunque molto provata». D’altra parte quanto è accaduto non solo è stato sconvolgente ma non era nemmeno facilmente immaginabile perché Nizza, come racconta ancora Giovanna, nei giorni scorsi, appariva una città blindata.

«Io - spiega - ero là fin dall’inizio di luglio e non ho mai visto tanti agenti di polizia in giro. Che non si limitavano a presidiare le strade ma facevano controlli accurati in tutte le situazioni che potessero sembrare, in qualche modo, pericolose. Ai magazzini Lafayette ad esempio il controllo delle borse a chi entra è ormai una prassi; per le strade tutti i luoghi, soprattutto quelli frequentati da americani e stranieri, erano pieni di agenti e anche di militari dell’esercito, le strade dello shopping pure presidiate ad ogni ora del giorno e della sera. Stesso discorso durante le partite finali degli Europei, per i posti dove si riunivano i tifosi, dove erano stati allestiti i maxischermi. Appena oltrepassata la frontiera italiana, ad esempio, mi è arrivato sul telefono dal ministero degli Esteri francese un messaggio che indicava numeri e recapiti dell’unità di crisi attivati per qualsiasi evenienza. Una cosa che in tanti anni non era mai successa. Insomma non mi sento proprio di dire che i francesi abbiano sottovalutato il rischio di attacchi».

Il problema è che questi attentati vengono messi a segno in maniera ben calcolata e ben studiata. «Non ho ancora ben capito - continua Giovanna - come quel camion sia riuscito a passare. La festa del 14 luglio è sentitissima e praticamente il centro di Nizza, punto nevralgico dell’appuntamento, dove ristoranti e locali sono prenotati da settimane, viene completamente bloccato già dal pomeriggio. C’è però quello che viene chiamato Prome Party che vede orchestrine esibirsi per strada e che prevede proprio per questo il transito di qualche mezzo con attrezzature e materiali o addirittura con sopra le stesse orchestrine. Credo che l’attacco sia stato pensato con astuzia, sfruttando proprio questo, e che quindi il camion non abbia inizialmente destato sospetti. Mi verrebbe da dire, insomma, che si sia trattato di una strategia pensata, non improvvisata, ben costruita e che gli ha permesso di fare quello che ha fatto. Uno del posto che probabilmente sapeva bene cosa succede in centro in certe giornate e cosa fare. D’altra parte Nizza è una città che ha una vastissima comunità arrivata negli anni dalle aree del Maghreb; una comunità che soprattutto in passato ha avuto anche tante agevolazioni sia da parte del governo centrale che della muncipalità».

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