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Fiumalbo, in arrivo nuovo gruppo profughi

Fiumalbo, in arrivo nuovo gruppo profughi

Il sindaco Campi lo ha annunciato nell’incontro con la cittadinanza dopo che i primi se ne sono andati

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FIUMALBO. Se ne sono andati i dieci profughi arrivati nei giorni scorsi a Fiumalbo, ma presto potrebbero venirne altri. È quanto è stato comunicato giovedì sera alla cittadinanza dal sindaco Mirto Campi nell'incontro pubblico organizzato in una sala teatro gremita da un centinaio di persone. Com'è noto, la sera del 7 luglio presso l'ostello Cà Silvestro sono arrivati dieci profughi in seguito a un accordo tra il gestore e la coop Caleidos senza che ne fossero informati né il sindaco né Giovanni Battista Pasini, presidente dell'Ente Parco proprietario dell'immobile. Quest'ultimo nei giorni successivi aveva anche dato mandato a un legale di agire nei confronti del gestore per avere fatto uso improprio di una struttura turistica e averla concessa in subaffitto, cosa non consentita da contratto. Ragioni che il sindaco ha fatto valere martedì davanti al prefetto, che ha rilevato l'irregolarità contrattuale disponendo subito la sua risoluzione. E mercoledì alle 15 i dieci sono andati via. Ma per quanto sia una novità per una comunità di 1.300 persone che vive nell'ultimo paese prima del confine con la Toscana, la questione profughi sembra destinata a riproporsi. Lo stesso Campi ha informato del fatto che una coop di Grosseto quindici giorni fa ha comunicato l'intenzione di alloggiare altri profughi presso il residence Miravalle di Faidello di Fiumalbo, visto che la struttura è vuota da tempo e il proprietario è disponibile. «Almeno in questo caso il Comune è stato informato», ha sottolineato Campi. «Noi non abbiamo nulla contro i profughi, che possono essere una risorsa. Però non possono arrivare in massa, non possiamo trovarcene 30 al Miravalle. Ma tutto parte dai privati: se loro mettono a disposizione alberghi, case o appartamenti, i profughi arrivano. Lo so che siamo in un momento di crisi e che di locali sfitti ce ne sono tanti. Ma pensate bene a una scelta che ha ricadute sull'intera collettività». L'amministrazione ha garantito che, se qualcuno metterà a disposizione strutture, farà tutti i controlli del caso. I timori sono tanti in un paese che vive di turismo: se arrivano quattro profughi come nella vicina Pieve, e per metà collaborano anche facendo lavoretti, è un conto. Ma nell'altrettanto vicino Abetone ormai i profughi sono 70. E ci sono famiglie che hanno paura a mandare i loro bimbi in corriera...». (d.m.)

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