«Jobs Act cancella il reato: un favore alle false coop»
Il sindacalista Franciosi: «Depenalizzando la somministrazione fraudolenta è più semplice aggirare le regole per chi sfrutta i lavoratori e calpesta i diritti»
Fra le conseguenze della riforma del lavoro, il cosiddetto Jobs Act, non è forse stata segnalata con sufficiente evidenza la depenalizzazione della somministrazione di lavoro "fraudolenta". Era reato e ora non lo è più e le conseguenze vanno ancora a colpire i lavoratori. Una realtà che riguarda l’economia modenese perchè il fenomeno è molto diffuso nel settore agroalimentare e soprattutto nella lavorazione carni. Aziende, anche di notevole dimensioni, non assumono tutto il personale di cui hanno necessità ma appaltano il lavoro a cooperative non sempre regolari e non sempre ineccepibili nella gestione, che offrono manodopera troppo spesso sfruttando in maniera ignobile i lavoratori, eludendo e calpestando i loro diritti. Il reato di somministrazione fraudolenta consentiva agli ispettori del lavoro di costringere gli effettivi utilizzatori, accertati i presupposti, ad assumere il lavoratore o comunque a ripristinare le tutele relative a retribuzione, tempi di lavoro, contratto, inquadramento. Ora, con l’abolizione del reato, questa possibilità non esiste più.
Umberto Franciosi, segretario Flai Cgil Emilia Romagna, spiega quanto accade nel settore: «L’abolizione del reato è stata un’ulteriore libertà di aggirare le norme che è stata concessa dal governo a caporali, false cooperative e committenti senza scrupoli – dice il sindacalista – E così le imprese che rispettano le leggi, avendo costi più alti, vanno fuori mercato. Nel distretto modenese della lavorazione carni non c’è grande marchio che non faccia ricorso a queste pratiche. Ma dappertutto si trovano false cooperative con lavoratori sottopagati, senza malattia, senza vincoli di orario: ci sono dipendenti che formalmente lavorano 20 ore a settimana, ma in realtà ne fanno anche 50. Noi ci limitiamo a segnalare casi di somministrazione fraudolenta, non conosciamo l’esito dei rilievi ispettivi – spiega Franciosi – Ma il caso più recente, che rappresenta la punta dell’iceberg di questo fenomeno, è la vertenza della Castelfrigo di Castelnuovo. L’azienda, attiva nel settore della macellazione della carne, utilizzava circa 100 lavoratori inquadrati in due cooperative di dubbia legittimità e sottoposti a una serie di abusi su contratto, orari, stipendi».
A febbraio, il deputato Pd Davide Baruffi aveva presentato un’interpellanza al governo sulla vicenda Castelfrigo. Significativa la risposta del sottosegretario al lavoro Massimo Cassano che, parlando in generale del distretto modenese delle carni, ha detto che «le verifiche hanno evidenziato, oltre all’applicazione di contratti collettivi nazionali differenti per i lavoratori delle società committenti e per quelli delle cooperative operanti in regime di appalto, anche fenomeni di interposizione di manodopera, omissioni contributive, registrazioni infedeli sul libro unico del lavoro e violazioni della normativa in materia di orario di lavoro».
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