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Paola Nava choccata: «Qui ora dicono che siamo in guerra»

Paola Nava choccata: «Qui ora dicono che siamo in guerra»

Storica e sociologa, Paola Nava ha un rapporto d’amore con Nizza. Lì ha un piccolo studio che abitualmente va a curare. Lo aveva fatto anche stavolta per godersi la festa nazionale francese. Il...

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MODENA. Storica e sociologa, Paola Nava ha un rapporto d’amore con Nizza. Lì ha un piccolo studio che abitualmente va a curare. Lo aveva fatto anche stavolta per godersi la festa nazionale francese. Il pomeriggio aveva passeggiato per la città, godendosi tanti complessi musicali e l’aria di gioia e la sera, come tutti gli altri, aveva raggiunto la Promenade per assistere ai fuochi d’artificio. Ma pochi minuti prima dell’attentato si è allontanata dopo aver assistito allo spettacolo pirotecnico tra famiglie arrivate da ogni parte del mondo: giapponesi, inglesi, magrebini. Un melting pot culturale di cui la Francia ne è esempio. «Per fortuna sono andata via subito dopo i fuochi - ammette - perché mi trovavo proprio nella zona in cui quel tir ha ucciso tutta quella gente. Non riesco ancora a rendermi conto di quanto avvenuto, mi sembra una follia. Non ho visto quanto è accaduto, non ho sentito gli spari anche perché c’era la musica che copriva i suoni e le prime urla. Ma tornata a casa ho iniziato a realizzare e stamattina (ieri, ndr) sono voluta tornare sul lungomare per capire».

E i suoi occhi raccontano il dramma di un popolo intero, di una civiltà. «Davanti a Nizza c’è una nave da guerra, ogni strada è presidiata e bloccata, c’è tantissima polizia. Non parla nessuno se non qualche italiano, ma si sa che noi siamo dei chiacchieroni. La cosa che più mi ha impressionato sono i teli bianchi ancora sull’asfalto. Ipotizzano servano a coprire la lunga scia di sangue di tutte le vittime e dei tantissimi feriti. Ho sentito del coinvolgimento di molti bambini, è assurdo ciò che stiamo vivendo».

Ma c’è una frase che resterà a lungo impressa nella mente della studiosa: l’ha sussurrata una poliziotta in un raro momento di rilassamento. «Siamo in guerra da tempo, cosa vuole - ha detto la ragazza in divisa - Incrociamo le dita per l'Italia». Parole che pesano come un macigno nel cuore e nella mente di Paola Nava, che non risparmia un’analisi ai sistemi di sicurezza. «Mentre mi dirigevo verso la Promenade ho visto soltanto alcune cancellate di ferro a protezione delle strade e ora mi domando cosa sarebbe potuto accadere se ci fossero state invece delle barriere in cemento: il camion non sarebbe mai passato». (fd)

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