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«Promenade evitata soltanto per un caso: saremmo stati uccisi»

«Promenade evitata soltanto per un caso: saremmo stati uccisi»

La modenese Vera Zatini da anni va a Nizza col marito: «La nostra casa è proprio dove il camion ha sfondato: noi saremmo stati lì»

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MODENA. «Col senno del poi possiamo dire di essere stati miracolati: solo all’ultimo momento io e mio marito abbiamo deciso di non scendere, di non andare in Promenade a seguire la festa del 14 Luglio. Perché? Perché c’era freddo, per tutta la giornata c’erra stato brutto tempo e poi verso sera si era alzato un vento molto forte che aveva abbassato la temperatura. per questo abbiamo rinunciato. Ci siamo detti di stare un po’ in casa e poi eventualmente saremmo scesi, magari verso le undici di sera, prima di mezzanotte...».

Vera Zatini da parecchi anni si reca a Nizza con il marito Eler Rovatti: la coppia, modenesissima e sulla sessantina d’anni, va in vacanza sulla Costa Azzurra e la festa del 14 Luglio è una delle loro attrazioni preferite.

«La nostra casa dà proprio sulla Promenade des Anglais - spiega la signora ancora sconvolta - è situata dove c’è una rientranza, vicino al famoso hotel Negresco, dove si trova rua Gambetta. Ed è proprio all’altezza dove era stato creato il blocco delle auto, dove in pratica quel camion è piombato sfondando il divieto. Se avessimo voluto partecipare alla festa, avremmo fatto qualche metro e poi ci saremmo fermati lì e saremmo stati i primi ad essere ammazzati».

«Invece il brutto tempo ha tenuto a casa anche altra gente, non c’era un pienone come nelle passate edizioni. Ciononostante - spiega la signora - abbiamo preferito rimandare a dopo la nostra discesa. Siamo stati in casa e poi verso le 22.30, più o meno, abbiamo sentito una grande confusione, degli spari, vedevano della gente che correva. E questa confusione continuava, col passare dei minuti allora siamo scesi, volevamo sincerarci di quanto stesse accadendo, volevamo capire. Abbiamo in pratica fatto davvero due metri e subito le forze dell’ordine ci hanno urlato di risalire in casa e di non uscire, di chiuderci dentro e di stare lì».

«Abbiamo ovviamente obbedito - racconta Vera - e ci siamo attaccati alla televisione. Fuori intanto sentivamo sirene, ambulanze, dalle finestre vedevamo i fari degli elicotteri che scandagliavano la spiaggia a caccia di qualcuno. Sentivamo dalla tv che c’era l’ipotesi di un terrorista che fosse scappato e che si fosse rifugiato da qualche parte. Ovviamente la mia paura è che questi potesse finire dalle nostre parti, venire qui da dove eravamo noi. Siamo stati in allerta sino alle tre e mezza di notte. Stamattina (venerdì) siamo scesi: la Promenade è chiusa, c’erano quelli della medicina legale, stavano ancora portando via i corpi. Non si passa, anche la zona del mare è vietata, riusciamo solo a muoverci prendendo strade interne. È stato un inferno e noi solamente per un caso fortunato non ci siamo finiti dentro».

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