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Youcef, modenese d'adozione: "Temevo altri attacchi in città"

Youcef, modenese d'adozione: "Temevo altri attacchi in città"

«Ho avuto paura, perché potevano anche esserci dei terroristi in giro per il centro. Alle 22 e 15 eravamo a cena in rue de France, a pochi metri dal lungomare di Nizza dove erano assiepate centomila...

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MODENA. «Ho avuto paura, perché potevano anche esserci dei terroristi in giro per il centro. Alle 22 e 15 eravamo a cena in rue de France, a pochi metri dal lungomare di Nizza dove erano assiepate centomila persone in attesa dei fuochi artificiali che ogni anno celebrano la presa della Bastiglia. A quel punto io, la mia fidanzata e mia mamma volevamo andare a festeggiare lungo la Promenade, ma alla mia ragazza i fuochi non piacciono e siamo rincasati».

Youcef Mahmoudi, trentenne algerino, modenese di adozione visto che sotto la Ghirlandina è arrivato dall'Algeria quando aveva pochi mesi di vita, da dieci anni vive a Nizza ed è stato due sere fa testimone della ennesima tragedia che ha colpito la Francia.

La sua, come spiega Youcef, è la storia di come una decisione presa all'ultimo possa salvare delle vite, visto che lui, la fidanzata e la mamma per un pelo non sono rimasti coinvolti nella sparatoria e nell'attentato compiuto dal camion che ha falciato 84 vite e ferito un centinaio di persone. Il giovane italo-algerino - regista di professione con alle spalle alcuni premi a Hollywood e Parigi, scuole al liceo scientifico Tassoni di Modena - racconta la sua serata-incubo.

«Io abito a Nizza da dieci anni - continua Youcef Mahmoudi - e casa mia è proprio in ru de France a pochi metri dal lungomare. L'altra sera eravamo a cena a poche centinaia di metri da dove è accaduto l'orrore, visto che la mia strada è parallela alla Promenade e quando abbiamo deciso di non andare a vedere i fuochi abbiamo fatto bene».

Il ragazzo poi resta solo perché le due donne abitano fuori città: «Alla mia fidanzata - continua - non piacciono i fuochi, quindi ci siamo salutati e siamo rientrati. Io sono venuto a conoscenza poco dopo tramite Facebook di quel che stava accadendo vicino casa. Ho iniziato a cercare sul web senza trovare nulla poi piano piano ho visto che il giornale locale di Nizza iniziava a pubblicare foto. La tv non so perché non funzionava e ho seguito tutto sui social, con angoscia, anche perché le forze dell'ordine dicevano di non muoversi perché era in corso una operazione di polizia. E' stato lì che ho pensato che potessero esserci in giro terroristi e che potessero entrare nei palazzi».

Il ragazzo ammette le sue paure, umanissime: «Tanta paura nella serata e nella notte, poi la situazione si è chiarita e ora siamo un po' più tranquilli perché finita. Ieri sono anche uscito a fare la spesa, ma è tutto bloccato».

Stefano Luppi

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