Aimag, c’è la richiesta del referendum popolare
Il Comitato acqua pubblica attacca duramente l’ipotesi di una fusione in Hera Il portavoce: «Il destino della multiutility non sia in mano solo ai sindaci»
«La questione Aimag è troppo importante per essere discussa negli uffici di sindaci e manager: i cittadini hanno il diritto di essere coinvolti nella decisione».
Roberto Galantini, del Comitato Acqua Pubblica, ieri mattina si è presentato in Comune con una lettera. Si tratta della richiesta al sindaco di indire un referendum per far decidere ai carpigiani le sorti della multiutility locale. Se deve fondersi in Hera o scegliere altre partnership, insomma, non lo possono decidere solo i sindaci dei Comuni soci di Aimag. Ed ecco il quesito che sarà proposto ai cittadini: “Volete voi che il sindaco del Comune di Carpi, nelle facoltà di socio di Aimag, non venda una sola delle azioni di Aimag di proprietà dello stesso Comune di Carpi, e si opponga in ogni modo concesso dalla legge (e per quanto di competenza) a qualsiasi altra azione che possa trasferire il controllo della stessa azienda Aimag a soggetti diversi dall'insieme dei Comuni soci, riuniti nel patto di sindacato?” Insomma pare di rivedere un film già visto, quello del 2008, quando si fece il referendum per dire no all’ingresso di Hera in Aimag. «Vincemmo noi - ricorda Galantini - anche se non fu raggiuto il quorum. Però l’indicazione era stata chiara: Aimag doveva restare in mano ai Comuni. I sindaci invece ne cedettero una parte alla quotata in Borsa e ora continuano a ignorare le indicazioni popolari». A questo punto bisognerà aspettare fine agosto per sapere se il referendum sarà ammissibile. Sarà un’apposita commissione a valutare il caso. «Da parte nostra - prosegue Galantini - potremmo ritirare la richiesta di referendum se i sindaci accetteranno di aderire a un percorso partecipativo previsto da una legge regionale. Però nessuno faccia il furbetto: la questione Aimag va discussa ampiamente. C’è tutto il tempo per farlo. La gara del gas? Era imminente anche nel 2008..., e adesso è stata posticipata nel 2018».
Il Comitato carpigiano per l’acqua pubblica si chiede: per quali motivi Aimag non può continuare a funzionare così come è oggi? «Mistero - dice Galantini - nel senso che nessuno lo spiega, nessuno lo dice ai cittadini. Tante realtà simili ad Aimag continuano a svolgere la propria “mission” sul territorio con ottimi risultati e sarà difficile che i decreti Madia possano per legge abrogare una forma di gestione riconosciuta ed apprezzata in tutta Europa. Di sicuro in tanti che in Italia hanno già provato questa strada del “più grande è più bello”, ed hanno perciò dissolto le proprie aziende municipali in grandi accorpamenti, farebbero di tutto per tornare indietro. I casi di Forlì, Reggio Emilia, Ravenna sono solo i più recenti, ma l'elenco potrebbe continuare».
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