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al “wild hop fest”

Gli esperti incoronano il luppolo di Marano

Gli esperti incoronano il luppolo di Marano

MARANO. È stato un convegno molto partecipato, quello dedicato al luppolo di Marano. Tenutosi ieri mattina nell’ambito della “Marano wild hop fest”, il convegno sul luppolo autoctono ha visto la sala...

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MARANO. È stato un convegno molto partecipato, quello dedicato al luppolo di Marano. Tenutosi ieri mattina nell’ambito della “Marano wild hop fest”, il convegno sul luppolo autoctono ha visto la sala del centro culturale del paese gremita di persone: agricoltori e appassionati provenienti da tutta Italia attirati dalla novità rappresentata dal luppolo prodotto a Marano e dalle possibilità che porta con sé, a livello tanto gastronomico quanto imprenditoriale. I ricercatori dell’università di Parma e del’Italian Hops Company di Cognento hanno infatti individuato alcune varietà di luppolo, che, è stato spiegato, hanno sviluppato caratteristiche aromatiche sempre più definite e tipiche, ricercate nell’ambito della birra artigianale. Due di queste saranno registrate, nella speranza di avere in commercio, l’anno prossimo, una birra fatta col luppolo di Marano. Il mondo della birra artigianale ha guardato con molto favore al lavoro fatto a Marano, con venticinque microbirrifici italiani che hanno collaborato in modo attivo. «La birra artigianale italiana ha bisogno di identità, ed è ora di avere un luppolo italiano», ha detto Agostino Arioli del Birrificio Italiano. Anche tra il pubblico si percepisce molto entusiasmo, soprattutto da parte dei giovani: «Per noi è una nuova possibilità. Possiamo fare investimenti per creare qualcosa di nuovo», hanno detto Alessandro Pinna, Sergio Giordano e Michele Carpione, studenti di agraria. «Noi facciamo ricerca sul vino e i cereali, vedere qualcosa di nuovo apre orizzonti», spiegano Esmeralda Spitaleri e Jacopo Nardi. Alberto Grandi insegna all’istituto Calvi di Finale Emilia, che ha avviato l’anno scorso un campo sperimentale di luppolo: «È stato un convegno molto interessante. C’è un mercato pronto ad accettare la produzione. La cosa più importante è quella di fare rete e di coinvolgere i produttori».

Produttori che, al momento, hanno ancora qualche difficoltà, soprattutto per l’assenza di macchinari e di competenza, cui i ricercatori cercano di sopperire. (ev)

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