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Modena, attentato a circolo turco anti-Erdogan: in 4 danno fuoco alla sede

di Carlo Gregori e José Gaetano Gasparini
Modena, attentato a circolo turco anti-Erdogan: in 4 danno fuoco alla sede

Benzina contro la facciata di “Milad”, associazione vicina al partito di opposizione di Gulem, proprio durante le ore del tentativo di colpo di stato. Quattro giovani visti mentre danno fuoco. La polizia avvia una stretta sorveglianza. Sospetti su alcuni sostenitori di Erdogan che si erano radunati di notte davanti alla Coop Canaletto. Il circolo filo-Erdogan "Ulu Camii" prende le distanze e accusa i Lupi Grigi (estrema destra)

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MODENA. Un attentato incendiario nel cuore della notte tra venerdì 15 e sabato 16 luglio ha danneggiato e annerito la facciata del circolo culturale turco “Milad” di via delle Suore. È stato colpito un circolo di sostenitori di Fatullah Gulen, il capo del partito di opposizione ora in esilio negli Stati Uniti. Sono stati visti quattro ventenne gettare benzina contro la facciata e darle fuoco. Restano per ora sconosciuti gli autori del gesto e non ci sono rivendicazioni. Tuttavia, il fatto è avvenuto in concomitanza non solo con il colpo di stato in Turchia ma durante una manifestazione pro Erdogan nel piazzale davanti alla Coop Canaletto. Sul gesto criminale indaga la Digos con la Squadra Mobile della Questura di Modena. La polizia ha già avviato una stretta sorveglianza. Le vittime sospettano che gli autori siano sostenitori di Erdogan.

ATTACCO POLITICO A MODENA? È la prima volta che a Modena una tensione nazionale interna a un gruppo di immigrati sfocia in un gesto violento.

Gli autori dell’attentato sono ancora senza volto, ma ci sono testimoni. La polizia ha raccolto le loro descrizioni - soprattutto quello di uno studente universitario ospite delle vittime che ha assistito ai fatti da una finestra - e la Polizia Scientifica ieri all’alba ha svolto lunghi rilievi per raccogliere reperti e tracce utili alle indagini. Sconcerto e paura alla associazione “Milad” che opera a Modena dal 2004 senza mai un problema.

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L'INCENDIO E I SOSPETTI. «Tutto è avvenuto verso l’una meno dieci di notte - racconta Ali Ziza, dipendente dell’associazione - ero via e mi è arrivata la chiamata del nostro ospite, uno studente. Diceva di aver visto quattro ragazzi sui vent’anni che gettavano benzina sulla facciata usando bottiglioni di plastica. Poi hanno dato fuoco. Uno di loro ha cercato di spaccare una finestra e gettare benzina dentro per incendiare la sede ma non c’è riuscito. Subito, ho chiamato subito i vigili del fuoco. In pochi minuti sono arrivati e subito dopo è arrivata la polizia. I quattro erano già scappati a piedi».

Anche se ha una connotazione politica di destra moderata, legata al leader esule Gulan a capo del partito “Hizmet”, l’associazione “Milad” - che conta 40 aderenti - si dichiara pacifista e si è sempre fatta promotrice di dialoghi interculturali e di una trasparenza totale alla città attraverso spettacoli e iniziative. L’ultima è stata la cena per la fine del ramadan con il sindaco Gian Carlo Muzzareli e l’arcivescovo Erio Castellucci. Chi può aver compiuto insomma un attentato del genere?

«Minacce non ne abbiamo mai avute. Un sospetto sì - spiega Ali Ziza - potrebbero essere stati dei giovani che partecipavano al raduno davanti alla Coop Canaletto. C’erano i sostenitori di Erdogan. Ci considerano dei nemici...»

PAURA E SORVEGLIANZA. «Abbiano paura, certo. Ne abbiamo parlato con la polizia chiedendo più controlli». E la polizia ha già rafforzato la sorveglianza davanti all’associazione e alla moschea “Ulu Camii”. A Modena i sostenitori dell’Apk, il partito islamista del presidente, si ritrovano proprio alla moschea Ulu Camii di via Munari, un luogo di preghiera tranquillo, mai stato al centro di cronache di violenze o prevaricazioni. Eppure è anche una moschea controllata e finanziata dal governo di Erdogan. E i frequentatori, su loro stessa ammissione, sono per il 90% simpatizzanti dell’Apk.

IL TESTIMONE OCULARE. «Era notte, stavo riposando quando ho sentito rumori e affacciandomi dalla finestra ho visto quei giovani che davano fuoco». Ahmed è uno studente universitario in Italia per completare gli studi. È ospite in un appartamento dell’associazione truca “Milad”. Non parla in italiano ma un inglese fluente sì.
«Dalla finestra ho visto che sotto di me c’erano tre o forse quattro giovani. Avevano circa vent’anni. Non so se erano turchi perché non hanno mai parlato. Ho visto che con dei bottiglioni spruzzavano benzina sulla parete del nostro palazzo. Poi hanno dato fuoco. Ho visto le fiamme. E anche uno di loro che ha provato a rompere una finestra e gettare benzina dentro l’edificio, ma non c’è riuscito».
Ahmed ha chiamato subito Ali dell’associazione. «Ho avuto paura, certo - racconta - per fortuna vigili del fuoco e polizia sono arrivati subito. Non mi aspettavo sicuramente niente del genere, anche perché la nostra associazione, “Milad”, ha ottimi rapporti con Modena e gli italiani».

LE INDAGINI. La Squadra Mobile della polizia di stato e la Digos stannolavorando unite per arrivare a risoctruire l'accaduto e dare una conotazione precisda al grave gesto. Al vaglio di ci sono i reperti e le tracce raccolti ieri mattina dalla Scientifica in via delle Suore. Pochi elementi, forse qualcosa di significativo ma per ora sotto stretto riserbo. Al vaglio della Digos anche un video amatoriale girato sull'incendio.

ULU CAMII: "NOI NON C'ENTRIAMO". «Noi non c'entriamo, sono stati i Lupi Grigi», dichiara Ozgur Ozcan dirigente e portavoce della moschea turca Ulu Camii di via Munari all'indomani dell'attentato incendiario all'associazione turca Milad vicini alleader di minoranza Gulen. «Non siamo stati noi e non sappiamo chi abbia commesso questo gesto ma è evidente che ciò che è successo nella notte davanti alla sede di Milad è da collegare con la delicata situazione che sta vivendo la Turchia oggi», aggiunge Ozcan in partenza con un centinaio di affiliati della Ulu Cami, la grande moschea in turco, per Milano dove davanti al consolato turco è previsto un presidio di solidarietà delle comunità turche d'Italia al governo del presidente Erdogan.
Che l'attentato incendiario presso la sede dell'associazione turca Milad sia legato al fallito golpe è più che un sospetto: «È stato probabilmente un gruppo di estrema destra che ha a cuore il destino del suo paese e ha reagito con la violenza», osserva Ozcan. I lupi Grigi di cui Ozgur Ozcan fa menzione sono un gruppo ultranazionalista e paramilitare di estrema destra con ramificazioni in tutta Europa. La loro ideologia deriva dal “pan-turchismo”».

IL RADUNO ALLA COOP CANALETTO. È stata una lunga notte per la Turchia e per i Turchi della diaspora, scesi in piazza per protestare contro una frangia dei militari ritenuti responsabili del tentato colpo di stato. È stato lo stesso Erdogan a esortare il popolo a scendere in strada. L'invito è stato raccolto dalla comunità turca modenese che orbita intorno all'Ulu Camii, la sala di preghiera situata in via Munari, a pochi passi dalla stazione ferroviaria. Decine di cittadini di origine turca si sono radunati in piena notte davanti alla Coop Canaletto per manifestare la loro indignazione nei confronti di «quella parte dell'esercito che ha tradito il proprio paese, sparato sulla folla e tentato di rovesciare un governo democraticamente eletto», osserva un altro affiliato all'Ulu Cami.

Ulu Cami fa parte della rete delle moschee patrocinate dal Ministero degli Affari Religiosi, controllate dal governo di Ankara che fornisce personale e materiale didattico alle sale di preghiera della diaspora turca. I fedeli dell'Ulu Cami sono aperti sostenitori del presidente Erdogan e dell'Akp, partito di governo di ispirazione islamica che guida il paese dal 2002. Akp e Hizmet hanno pessimi rapporti in patria.

LA SOLIDARIETA' DELLA GIUNTA. Il Comune dalla parte di “Milad” vittima dle’attentato. L’assessore al Welfare e alla Coesione sociale Giuliana Urbelli esprime «solidarietà e vicinanza per i fatti accaduti al centro, luogo di incontro e dialogo tra culture e religioni diverse, e all’intera comunità turca presente sul nostro territorio in queste ore in cui cresce l’attesa e la preoccupazione per i fatti avvenuti in Turchia, dove molte delle persone che vivono a Modena conservano parenti, amici legami e affetti». Solidarietà anche dal sindaco Muzzarelli.

 

 

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