Gazzetta di Modena

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PARLIAMOCI. Incapaci di odiare di Enrico Grazioli

di ENRICO GRAZIOLI

di ENRICO GRAZIOLI “Venisse un uomo al mondo, oggi, con la barba di luce dei patriarchi dovrebbe, se di questo tempo parlasse, solo balbettare e balbettare, continuamente...” Balbetta chiunque oggi...

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“Venisse un uomo al mondo, oggi, con la barba di luce dei patriarchi dovrebbe, se di questo tempo parlasse, solo balbettare e balbettare, continuamente...” Balbetta chiunque oggi di fronte alla barbarie del terrorismo e al caos che imprigiona nella paura le nostre vite, come il patriarca di Paul Celan (ebreo, rumeno, cresciuto in Germania, europeo). E Celan era chi negava l’affermazione di Adorno secondo cui dopo Auschwitz non era più possibile, ma barbaro, scrivere poesie. Cioè usare una prospettiva diversa (quella del tordo e dell’usignolo, scherniva il filosofo, salvo poi ricredersi 20 anni dopo) per interpretare la realtà: trovare un antidoto al dolore e alla rabbia capace di mediare con ispirazione tra il patire, il comprendere e il reagire, aiutandoci ad affrontare lo sgomento. Balbettano oggi gli esperti di scenari internazionali, gli studiosi di fenomeni di massa o religioni, i think thanks che dovrebbero organizzare la sicurezza: anche i più lucidi. A cosa aggrapparsi, per sciogliere la lingua? Anche alla poesia, come quella che affiora dai diari di Etty Hillesum giovane (ebrea, olandese, europea) morta proprio ad Auschwitz, alla sua consapevolezza maturata nel lager: “Non sono capace di odiare gli uomini malgrado il dolore e l’ingiustizia, la coscienza che questi orrori non sono un pericolo misterioso e lontano ma si trovano vicinissimi, nascono dentro di noi. Quel che fa paura è che certi sistemi possono crescere e superare gli uomini, tenerli stretti in una morsa diabolica, gli autori come le vittime”. Non esser capaci di odio, ma di comprensione, consapevoli e non imbelli, pronti a darne prova. Perché “in fondo al crepaccio dei tempi/attende un cristallo di respiro:/la tua immutabile testimonianza” (non a caso Celan è il più grande poeta emerso dalla tragedia della seconda guerra mondiale). La stessa testimonianza che ad esempio ieri hanno reso i modenesi scesi in piazza con cuore e pensiero a Nizza, ai bambini uccisi e a quelli che potranno invece diventare grandi: e che noi dovremo aiutare a crescere, proteggendoli dalla cenere dei nostri sogni e dei nostri incubi, anche se balbettiamo.

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