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Montefiorino, un castello di storia che nel ’900 diventò baluardo della libertà

di Maria Vittoria Melchioni
Montefiorino, un castello di storia che nel ’900 diventò baluardo della libertà

Montefiorino, simbolo della Repubblica Partigiana ospita oggi nella sua rocca il museo della Resistenza

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MONTEFIORINO. Baluardo della libertà ritrovata e simbolo della Resistenza, la rocca di Montefiorino ha origini molto antiche. Grazie alla posizione su cui sorge (uno sperone roccioso da quale si dominano le valli dei torrenti Dolo e Dragone), la rocca fu molto probabilmente eretta dai Liguri e in seguito divenne territorio dei Romani. L'odierno edificio si sviluppò attorno al mastio dalla pianta rettangolare costruito nel 1170. Fu voluto dall'abate Guglielmo, allora rettore della Badia benedettina di Frassinoro e da Bernardo Montecuccoli che esercitava il suo titolo di feudatario sul luogo, a difesa delle terre soggette all'Abbazia, come avamposto della linea difensiva delle terre della Badia.

Negli anni seguenti il castello, per la sua valenza strategica, divenne uno dei capisaldi maggiormente contesi nella guerra che oppose il Comune di Modena ai feudatari del Frignano. La locazione strategica rendeva agevole il controllo delle antiche vie di attraversamento del valico appenninico in direzione di Lucca, tra le quali ricordiamo la via Bibulca, che divenne nel Medioevo una delle principali strade di collegamento con la Toscana. Baluardo dei Montecuccoli, esercitò il presidio sui percorsi medievali dei pellegrini. Tra le battaglie che intercorsero tra le opposte fazioni, ricordiamo quella del 1247 che vide Montefiorino espugnato e incendiato dall'esercito modenese. I monaci benedettini non si persero d'animo e nel 1278, recuperarono l'antica torre della rocca trasformandola in loro residenza e contemporaneamente si avviò la costruzione del borgo fortificato. Nel 1426 l'ultimo discendente della famiglia dei Montecuccoli venne cacciato e fu la cittadinanza montefiorinese a chiedere il passaggio sotto gli Este.

Il castello divenne la dimora del podestà e poi la sede del municipio. Importante nei secoli passati, il castello ritornò agli onori della cronaca durante il secondo conflitto mondiale quando nel 1944, divenne il simbolo della Repubblica Partigiana di Montefiorino, prima zona libera del Nord Italia. Durante la guerra ha subito danni ingenti, ma non ha mai smesso di essere la sede delle molteplici attività della cittadina. Ad accoglierci all'ingresso nel varcare l'imponente porta reale, c'è un rilievo raffigurante l'Arcangelo Michele, il guerriero di Dio, quasi a memento delle innumerevoli battaglie di cui quelle pietre sono state testimoni. L'intera costruzione è a dir poco poderosa e si sviluppa su pianta quadrata (sulla quale è facile individuare quattro corpi costituenti l'edificio), attorno al cortile interno che vanta tre lati con porticati aperti in logge. Ad ovest troviamo il mastio che ha subito di recente un restauro durante il quale è stata ritrovata un'antica cisterna per la raccolta dell'acqua piovana risalente al XII° secolo.

Se deciderete di fare una gita a Montefiorino, prendetevi tutto il tempo per poter ammirare il grandioso panorama che potrete scorgere dalla torre e perdetevi nella veduta dei monti Cusna e Cimone. Dal 1979 è sede del museo della Resistenza, che ha l'intento di perpetuare e attualizzare le memorie dei fatti che accaddero durante gli anni del Fascismo, della Seconda Guerra Mondiale e della rivolta partigiana, affinchè anche le nuove generazioni vengano a conoscenza di quanto accaduto in una sorta di lascito ideale della lotta di liberazione che si materializza attraverso un allestimento moderno, recentemente rivisto e arricchito dalle potenzialità offerte dalle nuove tecnologie e dalle più avanzate strategie espositive. Il tutto senza snaturare lo spazio nel quale è ospitato cioè l'antica rocca.

Questo nuovo allestimento si propone come strumento privilegiato di sensibilizzazione e formazione storica per le ultime generazioni con un percorso che non può prescindere dalla straordinaria esperienza della “Repubblica partigiana” del 1944, con le sue eccezionali implicazioni militari, politiche e sociali. Nove stanze, ognuna dedicata ad un argomento ben specifico (Fascismo, la guerra fascista, la scelta, il civile, il primo inverno e il ruolo delle donne, verso il baratro, le stragi, le repubbliche di Montefiorino, la Liberazione) attraverso le quali si snodano i ricordi tangibili (con numerosi reperti) e memorie di testimonianze di chi quei giorni li visse e ne fu protagonista.

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