L’incendiario di Pavullo «Per soldi io faccio tutto»
Dopo gli arresti dei carabinieri il mandante di due incendi dolosi confessa: pagati 1400 euro a servizio. Ma inquietano le parole degli esecutori, intercettati: ammettono che per soldi eseguirebbero altri "incarichi". Saranno davanti al giudice
PAVULLO. «Io per soldi faccio tutto». Ci sono frasi inquietanti di questo tenore negli atti dell’inchiesta che tra venerdì e sabato ha condotto al fermo di tre persone, il mandante pavullese e gli esecutori di almeno due incendi dolosi. Episodi che hanno distrutto in due distinte occasioni le auto e la serenità di un altro pavullese, Francesco Bettini, vittima suo malgrado di una vicenda preoccupante.
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A pronunciare quelle parole, che i carabinieri del nucleo operativo della Compagnia di Pavullo hanno sottoposto al vaglio del sostituto procuratore Claudia Ferretti, è stato uno dei due nordafricani disoccupati che tra oggi e domani compariranno davanti al giudice, per la convalida dei fermi di pg e l’eventuale adozione di misure cautelari.
DIALOGHI INQUIETANTI. Le loro conversazioni sono negli atti dell’inchiesta, evidentemente perchè la gravità degli episodi che si erano sussseguiti hanno consigliato l’utilizzo di strumenti di intercettazione ambientale, oltre a decine di pedinamenti e appostamenti notturni e all’impiego degli strumenti del Ris, il reparto di investigazioni scientifiche dei carabinieri.
Proprio quelle parole, la deducibile determinazione nel commettere qualsiasi azione illecita, sono il volano che allargherà inevitabilmente l’inchiesta anche ad altri episodi delittuosi. Certamente agli incendi rimasti senza un colpevole accaduti nel territorio pavullese negli ultimi tempi.
GELOSIA VIOLENTA. Le prove della colpevolezza ai danni di Bettini dei due magrebini non risiedono solo nelle intercettazioni, ma anzitutto - una volta messo alle strette dall’evidenza delle prove - nella confessione del “committente”, il 48enne autotrasportatore pavullese “arrestato” con loro e rimesso in libertà dal sostituto procuratore Ferretti. Evidentemente perchè ha confessato di averli assoldati lui, allo scopo di “punire” il nuovo compagno della moglie separata. Una gelosia scomposta, che gli è valsa l’accusa di stalking, oltre a quella di concorso in incendio doloso, in una sequenza che presumibilmente ha finito per sfuggirgli di mano, se è vero che i due hanno incassato circa 1500 euro a “servizio” e soprattuto si dicevano pronti a commettere qualsiasi altra azione “stipendiata”.
A loro carico ci sono anche i nuovi riscontri investigativi, raccolti sabato nella spettacolare e chirurgica operazione dei carabinieri che hanno trovato le due biciclette filmate dalle telecamere posizionate durante le indagini, in sella alle quali gli incendiari sono arrivati nella notte tra l’8 e il 9 maggio, bruciando l’Alfa 156 appena comprata da Francesco Bettini, dopo l’incendio che nella notte tra il 20 e il 21 febbraio gli aveva distrutto l’Audi A4sw, con parecchi danni collaterali.
Avranno comunque modo di chiarire la loro posizione, dal momento che il procedimento penale è solo agli inizi. Abderrahim Yahyaoui, marocchino di 26 anni, abita a Pavullo, mentre Ousama Bouchiba, tunisino di 29 anni, a Pavullo è solo domiciliato: risulta “irregolare” in Italia.
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