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Modena. “Milad”: minacce da gruppo pro Erdogan

di Carlo Gregori
Modena. “Milad”: minacce da gruppo pro Erdogan

Poche ore dopo l’attentato l’associazione turca accusa: «Intimiditi da 20 sostenitori del presidente»

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MODENA. Un raid di venti sostenitori di Erdogan per insultare l’associazione del partito di minoranza a poche ore dall’attentato incendiario. E una serie di telefonate anonime per terrorizzare e far credere che tutti i soci di Milad sono ricercati dall’Interpol. È la prima volta che a Modena si crea una simile tensione per divergenze all’interno di una singola comunità di immigrati. Per questo l’attenzione della polizia di stato è massima: è importante capire cosa stia succedendo.

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Non si ferma dunque la campagna intimidatoria contro l’associazione culturale turca Milad di via Delle Suore, un circolo finora conosciuto per il suo atteggiamento di apertura a Modena e all’Italia, da sempre al centro di manifestazioni pacifiche in favore di scambi interculturali. Ma Milad è anche il ritrovo di numerosi simpatizzanti del partito di minoranza del leader politico turco Gulem, in esilio negli Stati Uniti e ora accusato da Erdogan di aver organizzato il golpe.

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Se la sera del golpe, tra venerdì e sabato, nella piazzola della Coop Canaletto si era radunato - pare senza autorizzazione - un corteo di manifestanti pro Erdogan, dal quale potrebbero essersi staccati i quattro giovani che hanno incendiato la sede di Milad, sabato pomeriggio - a poche ore dall’accaduto - Milad è stata al centro di un raid intimidatorio, come racconta un socio spaventato di Milad: «Era il tardo pomeriggio e su quattro auto sono arrivate circa 20 persone davanti alla nostra sede. Ci insultavano, ci minacciavano, ci prendevano in giro. Tra loro c’era anche il simpatizzante di Erdogan che sulla “Gazzetta” ha detto che i frequentatori di Ulu Camii non c’entrano con l’attentato contro di noi, che è colpa dei Lupi Grigi».

Un’accusa pesante che oggi il socio di Milad discuterà con l’avvocato che segue l’associazione e che sarà al centro di una probabile denuncia alla polizia. E sempre ieri è emerso un secondo inquietante episodio di intimidazioni contro l’associazione vicina alla minoranza politica turca.

«Sono arrivate numerose telefonate a nostri associati da numeri privati e quindi non leggibili. Dicevano che dobbiamo costituirci al consolato turco al più presto, che siamo tutti ricercati per il golpe. L’interpol ci arresterà. È tutto falso, da quanto sappiamo, ma si capisce bene perché lo dicono. E ci fa paura».

La tensione intorno alla minoranza presa di mira insomma sale, come sale la paura di chi frequenta Milad. Lo spavento continuo nel quale vivono è stato reso noto alla polizia già al momento delle prime indagini, quando la Digos raccoglieva informazioni e la Scientifica i reperti e tracce dell’incendio per le indagini della Squadra Mobile. La Questura di Modena ha disposto immediatamente una sorveglianza attiva intorno all’associazione per evitare che avvengano altri fatti gravi. Ma evidentemente c’è chi soffia sul fuoco come se niente fosse.

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