Barricate a Casinalbo per difendere i sei tigli da abbattere
Formigine. Parte la raccolta firme contro i lavori in centro «Idee pessime, vogliamo risposte adeguate dal Comune»
FORMIGINE. «Casinalbesi, partecipate al lutto». Non usa mezzi termini Adriano Gavioli nel descrivere i lavori nel centro storico della frazione. L’uomo è a capo di un comitato che intende salvaguardare i sei tigli presenti in zona. «Sono la storia di Casinalbo - spiega infervorato Gavioli - tagliare piante di oltre 50 anni è allucinante. Nel nostro comitato ci sono decine e decine di persone di una certa cultura. Abbiamo scritto due volte all’assessore competente (Armando Pagliani), ma le sue risposte non ci dicono niente».
Di risposte sentono di aver bisogno i residenti che rappresenta. «Come entreranno le macchine nel parcheggio? Da dove usciranno? - domanda l’abitante della frazione - Sono risposte che l’assessore non ci fornisce. Afferma che il cambiamento è sperimentale, ma il taglio dei tigli non lo è».
Al momento non ci sono manifestazioni in programma, ma si pensa a una raccolta firme. «Vogliamo un referendum - spiega - per comprendere se i casinalbesi sono d’accordo a eliminare i tigli per creare un’aiuola e 13 parcheggi a tempo: servono davvero? Già adesso chi si ferma a Casinalbo?».
Creare parcheggi non potrebbe essere un segno di rinascita? «Quale nuova vita può esserci nel posto più inquinato di Casinalbo? - replica l’interlocutore - Chi apre un negozio da zero per rischiare i suoi soldi in un posto del genere?».
Davanti alle scuole Fiori c’è stato chi l’ha fatto. «C’è una serie di piccoli negozi che ha vissuto di vita propria - riprende Gavioli - perché sono piccoli imprenditori del posto».
Non piace nemmeno il superamento del semaforo e la creazione di una nuova rotatoria. «Un’altra rotonda complicherà ancora di più il passaggio delle auto - sostiene Gavioli - e ciò è assurdo. Al momento il pedone è protetto; tuttavia, quando ci sarà da attraversare la Giardini, come sarà? La strada taglia a metà il paese. Chi andrà all’alimentare dovrà fermare il traffico. Si pensa a un semaforo a chiamata, ma così si blocca il paese. Già Legambiente aveva protestato qualche tempo fa alla partenza del progetto. Allora non si sapeva il risultato finale. S’immagini i mezzi di soccorso che devono saltare sulla rotonda perché non c’è spazio».
Gabriele Farina
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