Gazzetta di Modena

Modena

TENSIONI NELLA COMUNITà TURCA

Denunce e indagini dopo l’attentato

Denunce e indagini dopo l’attentato

Una mattina in Questura, due denunce e un senso di sollievo. Per l’associazione turca Milad ieri è stata una giornata relativamente tranquilla, importante per fare il punto sulle indagini e sulla...

2 MINUTI DI LETTURA





Una mattina in Questura, due denunce e un senso di sollievo. Per l’associazione turca Milad ieri è stata una giornata relativamente tranquilla, importante per fare il punto sulle indagini e sulla protezione che la polizia di stato sta fornendo dopo l’attentato incendiario contro la sede di venerdì sera e dopo il raid intimidatorio di venti connazionali pro Erdogan avvenuto sabato pomeriggio. A questi due episodi si aggiungono alcune telefonate minatorie fatte da anonimi che annunciavano l’imminente arresto di tutti e 40 i soci di Milad. Il motivo di tanto odio è noto: l’associazione raccoglie numerosi aderenti al partito del leader di opposizione Gulen, accusato dal presidente Erdogan di aver organizzato il golpe fallito.

«Siamo più che soddisfatti dell’attenzione e della protezione che ci sta dando la Questura - spiega Ali Ziza, dipendente di Milad - ci hanno ascoltato per ore. Stanno lavorando sul nostro caso. Hanno preso seriamente quello che ci è successo».

Da Squadra mobile e Digos massimo riserbo sull’orientamento delle indagini per identificare i quattro ventenni che venerdì sera hanno cosparso di benzina la facciata dell’edificio e hanno dato fuoco in presenza di testimoni oculari.

«Vorremmo però sottolineare - spiega Ali - che noi non accusiamo la moschea e non l’accuseremo mai. Questa azione non viene da lì. È stata compiuta da normali cittadini, probabilmente turchi che ci vedono come nemici, ma la moschea è estranea».

È quanto sostiene anche la moschea Ulu Camii di via Munari. Alcuni portavoce anche ieri hanno sottolineato che si fa confusione tra questi episodi e l’attività del centro religioso, del tutto estraneo a gesti violenti. Si sta valutando un’azione legale contro chi propaga queste voci.

Per ora i quattro incendiari non hanno ancora un nome, ma la svolta potrebbe arrivare presto. Pare che ci sia già una rosa di nominativi sui quali si sta lavorando.

Carlo Gregori

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google