Il film dell’attentato incendiario
Pavullo. Esecutori incastrati dalle telecamere. Alibi smontato per il mandante
PAVULLO. Uno degli attentatori ha rischiato di essere investito dalla fiammata che lui stesso ha provocato, per far saltare l’auto della vittima designata.
È quanto certificano i filmati delle telecamere nascoste dei carabinieri del nucleo operativo di Pavullo che stavano indagando per cercare il colpevole delle continue violenze ai danni di Francesco Bettini.
Le immagini sono entrate nel fascicolo aperto dal sostituto procuratore Claudia Ferretti dopo i fermi dei due magrebini domiciliati a Pavullo. Il terzo, l’italiano 48enne di Pavullo che ha commissionato gli attentati incendiari, non risulta mai formalmente sottoposto a fermo di pg, come precisa il suo legale, avvocato Guido Sola.
«Per quanto mi consta, il mio cliente sabato è entrato libero nella caserma dei carabinieri di Pavullo, ha avuto modo di chiarirsi con il pubblico ministero ed è tornato a casa, libero. La situazione è questa. Ovvio comunque che restiamo in attesa di eventuali determinazioni della dottoressa Ferretti e dell’autorità giudiziaria».
La immediata liberazione del 48enne, come spiegato ieri, è sostanzialmente avvenuta per la confessione agli investigatori. Messo alle strette, ha ammesso di avere commissionato lui, pagandoli circa 1400 euro per volta, i due incendi che a febbraio e a maggio hanno distrutto le auto di Bettini, colpevole di avere oggi una relazione sentimentale con l’ex moglie del 48enne, il quale peraltro si è già rifatto una vita con un’altra donna. Ma evidentemente covava un rancore insopprimibile, che oggi gli è valso l’accusa di stalking e concorso in incendio doloso.
Perchè stalking? Perché a chiacchierare con i pavullesi e a verificare i precedenti di cronaca, si scopre che l’uomo era già stato denunciato e processato proprio per stalking, e proprio ai danni di Bettini. In una occasione lo aveva fisicamente aggredito. Senonchè per le date dei due incendi dolosi il 48enne aveva un alibi di ferro. Circostanza che ha costretto i carabinieri a fare ricorso ad intercettazioni ambientali, a pedinamenti e a piazzare le infallibili telecamere (nulla a che vedere con quelle che non funzionano mai nei luoghi pubblici...) che hanno incastrato i due esecutori, filmandoli durante l’ultimo attentato, che ha mandato in fumo in via Marconi l’Alfa appena ricomprata da Bettini. Secondo i rilievi del Ris, infatti, veniva usato liquido altamente infiammabile. Avevano il volto travisato, ma uno dei due era in sella ad una particolare bicicletta sportiva, filmata e poi ritrovata durante le perquisizioni.
Risolto dagli investigatori anche il problema dell’alibi del 48enne: per comunicare con i due attentatori usava schede telefoniche intestate ad altre persone, e per i pagamenti li incontrava di notte, al buio.
Alberto Setti
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