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Incendio alla centrale Enel Green Power di Finale Emilia

Incendio alla centrale Enel Green Power di Finale Emilia

Brucia il fieno per il contestato inceneritore. Densa nebbia avvolge l’area. Cause accidentali, tornano paura e rabbia

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FINALE. Mille metri cubi di rotoballe di sorgo da fibra e fieno andati distrutti da un incendio preoccupante, che ha colpito ieri l’inceneritore di biomasse della Enel Green Power.

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Già, proprio la centrale elettrica-inceneritore che da anni sta scatenando polemiche sulla combusione e ha contribuito a far rinominare questa fetta di Bassa modenese come “Polo pattumiera”. In fumo è andata una montagna alta oltre 6 metri e lunga almeno una ventina. Un fumo denso, che ha presto diffuso una nebbio inquietante ed equivoca ovunque, tanto che qualche residente in zona è stato prudenzialmente consigliato di restarsene chiuso in casa.

Il rogo è scoppiato in via Ceresa, nel recinto dell’impianto da poco ativato da Enel Green Power, al centro di feroci polemiche, atti spesso incompleti e contestati e strenuamente difeso dall’amministrazione uscente come occasione di occupazione e sviluppo.

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Si tratta di un rogo presumibilmente accidentale, ma serviranno giorni prima che i vigili del fuoco possano considerarlo definitivamente spento. Sul posto infatti, sono intervenute, quattro camionette dei pompieri da San Felice, Finale e Modena che ha anche inviato l’autoscala per cercare di attaccare le fiamme anche dall’alto, e la torre faro per lavorare tutta la notte, per scongiurare il rischio di allargare il fronte.

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Sulla accidentalità dell’incendio si sono espressi gli stessi pompieri, intervenuti ad una pattuglia di carabinieri di Finale e ai tecnici del “bruciatore”, che produce energia dalla combustione. Si ipotizza infatti che sorgo e fieno abbiano fermentato a lungo sotto i teli di copertura in plastica. Di fatto la montagna di rotoballe si è trasformata in un forno, che con le temperature di questi giorni ha sprigionato le fiamme poi trasformate in una gigantesca coltre di fumo irrespirabile che ha abbracciato l’intero ex zuccherificio e tutta la campagna circostante. La presenza dei teloni in plexiglass risulta imposta dalla Provincia con l’obiettivo di ridurre al minimo l’eventuale impatto odorigeno legato alla fermentazione. Una copertura che al sole è invece diventata una concausa dell’incendio.

«Lo denunciavo già in consiglio comunale - dice Maurizio Poletti dell’Osservatorio Civico “Ora tocca a noi” - già la settimana scorsa con un video avevo segnalato l’immensa distesa di rotoballe che circonda quello che io chiamo il mostro dei mostri. Non c’è chiarezza su questo impianto, su cosa bruci e in che quantità, le rassicurazioni verbali non possono più bastarci». In via Ceresa si è subito portato anche Gianluca Borgatti, neo assessore all’ambiente del comune.

«I vigili del fuoco ci hanno assicurato che l’incendio è sotto controllo, ma serviranno giorni di lavoro. Quanto avvenuto è un’altra dimostrazione di quello che segnalavamo nei nostri tanti anni all’opposizione: ci hanno lasciato un territorio distrutto e con tanti problemi. Nessuno vuole fare terrorismo ma nell’ultima settimana tra la nube di segatura della fabbrica Ecobloks e questo ultimo episodio concretizza tutti i nostri timori».

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