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Pokemon, parla l'esperto: «Il pericolo? Essere sbadati e... sbattere contro un palo»

Monica Tappa
Pokemon, parla l'esperto: «Il pericolo? Essere sbadati e... sbattere contro un palo»

Francesco La Trofa è curatore editoriale di Treddi.com e commenta il fenomeno del momento: gruppetti di persone che, smartphone alla mano e sguardo sullo schermo, cercavano di acchiappare più mostriciattoli possibile

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MODENA. E anche per le strade di Modena sono dunque già stati avvistati gruppetti di persone che, smartphone alla mano e sguardo sullo schermo, cercavano di acchiappare più mostriciattoli possibile. Ma di cosa si tratta? Per saperne di più ne parliamo con Francesco La Trofa, curatore editoriale di Treddi.com.

Come si spiega il successo di Pokémon Go?

«Incidono certamente molti fattori - risponde La Trofa - Pikachu e i suoi amichetti hanno sempre avuto una certa confidenza con il successo, sin dai loro esordi sul Nintendo Gameboy, ormai vent'anni fa. Pokémon Go si basa su un'applicazione di realtà aumentata, una delle tecnologie 3D emergenti. Non aggiunge nulla tecnicamente al vecchio gioco, ma crea un punto di svolta per quello che riguarda l'esperienza - sottolinea La Trofa - di gioco. Non ci si siede comodamente in poltrona, si è costretti a dare la caccia ai Pokémon ovunque nel mondo reale. E Nintendo ha ottenuto tutto questo sfruttando semplicemente il GPS, la fotocamera ed il touchscreen presenti su qualsiasi smartphone. Chiunque è pronto per giocare. Occorre solto scaricare la app e catturare più Pokémon possibili».

Ha parlato di realtà aumentata. In che cosa consiste?

«Nel proiettare immagini in 3D nella realtà esistente, che in questo modo viene "aumentata" di contenuti virtuali con cui interagire. La vediamo correntemente in tantissimi film, basti pensare alle interfacce con cui Rob Downey jr. gestisce l'armatura di Iron Man.

A che punto è il livello di evoluzione della realtà aumentata?

Per quanto riguarda la diffusione di massa, siamo decisamente agli albori. Al momento è possibile godere della realtà aumentata solo utilizzando i dispositivi mobili. I contenuti aggiuntivi sono dunque visualizzabili sullo schermo del device, non sono realmente proiettati nello spazio fisico. Un giorno arriveremo a questo livello di integrazione tra reale e virtuale, quella che vediamo nei film. Impossibile fare previsioni certe sulle tempistiche. Sono troppe le variabili in gioco.

Realtà virtuale e realtà aumentata sono la stessa cosa?

«No, risponde La Trofa. Nella realtà virtuale il mondo è interamente creato in 3D, ovvero l'esprienza è tutta vissuta in una realtà alternativa al reale. Nella realtà aumentata invece, ci si limita ad aggiungere contenuti a ciò che già esiste».

Molti ritengono che le nuove tecnologie siano potenzialmente molto pericolose?

«Ritenere una tecnologia un pericolo credo sia fourviante. Si tratta sempre di strumenti per realizzare qualcosa. La discriminante è l'uso che se ne fa. Estremizzo il concetto con un esempio molto diretto. Con la stampa 3D oggi possiamo fabbricare organi in grado di salvare vite umane, recuperando situazioni che fino a ieri non avrebbero avuto speranze. Con la stessa tecnologia possiamo fabbricare tutto, comprese armi in grado di uccidere. Cosa dobbiamo fare? Fermare il progresso perché potenzialmente fonte di utilizzi pericolosi. Nel caso di Pokémon Go, partendo dal presupposto che non si deve giocare mentre si è alla guida, ad esempio, il rischio più tangibile credo consista nel piantare una bella craniata contro un palo per non aver guardato dove si stava andando. I veri pericoli derivano sempre da un utilizzo improprio della tecnologia. Mi spiego con un esempio: più giochi e più sali in graduatoria, in più c'è la possibilità di fare acquisti in-game, ottenendo risorse utilizzando soldi veri. E il rischio dipendenza c'è. Però anche questo frangente non è imputabile alla tecnologia in se stessa ma sempre all'uso che ne facciamo».

 

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