Sinistra Italiana: «La fusione è un’idea frettolosa ed errata»
VIGNOLA. Anche la sezione “Terre di Castelli” di Sinistra Italiana si schiera contro l’ipotesi di fusione tra Comuni dell’Unione, un argomento che sta tenendo banco ormai da mesi. «Sinistra Italiana...
VIGNOLA. Anche la sezione “Terre di Castelli” di Sinistra Italiana si schiera contro l’ipotesi di fusione tra Comuni dell’Unione, un argomento che sta tenendo banco ormai da mesi. «Sinistra Italiana Terre di Castelli - argomentano in particolare Dimer Marchi e Alessandra Sirotti - in merito al “Progetto di riorganizzazione istituzionale in vista della fusione” commissionato dall’Unione Terre di Castelli a Nomisma, ritiene che sia un errore enorme pensare di risolvere la situazione di difficoltà finanziaria dei Comuni con le fusioni. La parola d’ordine - proseguono Marchi e Sirotti - è stata “fretta”. Una fretta che non ha permesso ai consiglieri di prepararsi sull’argomento per dare un voto consapevole. Si è spacciato lo studio come miglioramento dell’Unione, mentre dai documenti si è poi capito che era invece finalizzato alla fusione (come del resto si evince dallo stesso studio Nomisma), tanto che diversi consiglieri di opposizione che a suo tempo votarono positivamente per lo studio, oggi sono tra i più convinti contrari. Nonostante questo colpo di mano, 2 degli 8 comuni, Savignano e Guiglia, si sono defilati e non hanno votato per lo studio, mentre in due Comuni, Spilamberto e Marano, si sono raccolte firme di contrarietà alla fusione (rispettivamente 2179 e 240). Nel referendum della Valsamoggia due Comuni, Bazzano e Savigno, votarono contro la fusione e furono comunque inglobati nel nuovo Comune. Da parte nostra ribadiamo la richiesta che venga rispettata la volontà del voto popolare espressa in ogni Comune. Il nostro parere - concludono Marchi e Sirotti - è che la fusione porterebbe degli svantaggi che si possono riassumere nella riduzione della democrazia, nella minore rappresentanza e nella minor partecipazione dei cittadini, in probabili inefficienze dei servizi erogati in scala più vasta. Il tutto a fronte di presunte riduzioni di spesa che ancora non si sono dimostrate nelle fusioni che si sono già realizzate». (m.ped.)
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