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Modena. Una madre: «Inps ha tolto a mio figlio ogni sussidio»

di Gabriele Farina
Modena. Una madre: «Inps ha tolto a mio figlio ogni sussidio»

La denuncia di Giulia, che assiste il familiare che necessita di cure psichiatriche «Ci negano indennità e pensione. Il giudice ci dà ragione ma se ne infischiano»

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MODENA. «L’Inps se ne infischia delle sentenze». Giulia Freschi è la mamma di un uomo di 39 anni. Ne aveva venti quando ha scoperto di aver bisogno di cure psichiatriche. Secondo la donna e il patronato Acli che la segue ha diritto sia all’indennità di accompagnamento sia alla pensione d’invalidità. «La pensione gli è stata tolta a giugno con efficacia retroattiva», denuncia Giulia. «Per il nostro patronato ha diritto a entrambe le misure - conferma Francesca Maletti, presidente del patronato delle Associazione cristiani lavoratori italiani di Modena - faremo ricorso».

La vicenda inizia oltre dieci anni fa. «Nel 2005 hanno dato a mio figlio un’indennità di accompagnamento - spiega la madre - che hanno riconfermato al 100% nel 2010. Dopo mi hanno chiamato dall’Inps, comunicandomi che l’invalidità è stata ridotta all’84% e che è stato tolto l’accompagnamento». Il caso è finito al tribunale di Modena. «Ho perso la prima istanza - ricorda Giulia - ma ho vinto la seconda con il cambio di consulenza del giudice». Risultato? «L’Inps deve pagare la pensione d’invalidità - risponde la donna - ed è condannata a pagare l’indennità di accompagnamento. A giugno hanno però tolto la pensione d’invalidità con efficacia retroattiva». Non è una cifra elevata: sono circa trecento euro al mese. Moltiplicati per i mesi di cui non ha potuto godere (e di quelli per i quali sarà in teoria escluso in futuro) diventa ben più alta. Senza contare le spese che Giulia ha dovuto affrontare con il marito. «Mi hanno mangiato diecimila euro - esclama la donna - più quelli che tolgono a mio figlio. Sarei voluta andare con il registratore per riportare quanto mi è stato detto, ma sarebbe stato fraudolento». La madre, infatti, ha presentato numerose istanze dalle parti di via Reiter. «Ho chiesto che mi dessero un testo scritto da poter impugnare - ricorda Giulia - ma mi hanno detto che non producono questi documenti. Sono arrivati a dirmi che non ho mai presentato domanda per mio figlio, poi si sono corretti. Ho detto loro che mi sembra una ripicca e mi è stato detto che li diffamavo. Una volta hanno minacciato di chiamare una guardia. Ho scritto due volte a Francesco Cimino (responsabile provinciale dell’Inps), ma non mi ha mai risposto».

La donna pensa al futuro. «Mio figlio non lavora - riprende Giulia - al massimo svolge un’attività ergonomica che non dà diritto a uno stipendio, ma a un contributo. Chiediamo un’istanza di rettifica della sentenza perché non parla della pensione d’invalidità, per quanto il giudice riconosca l’inabilità in più punti». «Il ragazzo ha avuto il riconoscimento dell’invalidità civile - ricorda Maletti - ma l’Inps non gli paga l’inabilità. Secondo noi si può arrivare anche a un’azione a livello nazionale».

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