«Viale Gramsci, qui lo spaccio è sfacciato»
I residenti esaperati: «In ogni momento del giorno e della notte ci sono vedette e scambi di droga»
«Il Comune non può far finta di non vedere».
Siamo in viale Gramsci, a pochi passi dal parco XXII Aprile. L’area verde da tempo è conosciuta più per lo spaccio di droga che per le iniziative che in esso si svolgono. È del primo problema che tornano a parlare i residenti.
«Ormai sembra quasi un film comico - assicura un uomo - perché spacciano ogni giorno e a qualsiasi orario». L’abitante raccoglie voci di protesta della zona. Dal tono di voce si avverte preoccupazione, timore, quasi paura.
«Si potrebbero proporre tante azioni - sottolinea il portavoce - ma quando chiedi alle persone di esporsi si nascondono tutti. Tre mesi fa si era iniziato a pensare a una raccolta firme. Tuttavia, nessuno ci mette la faccia e il discorso è caduto. Ormai sanno più loro che noi. È diventata una paura e ci dobbiamo nascondere noi».
La situazione è stata più volte presentata all’attenzione delle forze dell’ordine.
«Abbiamo fatto segnalazioni alla polizia municipale e alla Questura - riprende l’uomo - e la risposta è più o meno sempre la stessa. “Fate bene a segnalare, ma ce ne sono troppi e quando passiamo scappano via”: è questo che ci dicono. Loro non hanno pudore. Hanno vedette anche dalle parti del cavalcavia del tempio. Davanti alla banca ci sono sette od otto bici: fanno lo scambio, vanno via e poi ritornano. Il Comune non può fare finta di non vedere».
La parola “sicurezza” (meglio “sicurezze”) è più volte citata dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli. «Ci passa poco dalle nostre parti - replica l’abitante - così come l’opposizione. Stanno obbligando i cittadini a scendere in strada per farci giustizia da noi». Le azioni compiute sinora? Inefficaci. «Stanno riqualificando la Coop Canaletto - risponde il residente - ma ancora non è cambiato tutto. Le telecamere hanno detto che ci sono già. Vederli è talmente lampante, non serve nemmeno lo zoom. Anche se li prendono tornano però a spacciare. O ci facciamo giustizia da noi o continuiamo a fare piccole denunce. La situazione è veramente invivibile: ti guardano e ti urlano anche mentre sei sul balcone. Non possiamo rinchiuderci in casa».
Gabriele Farina
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