Omero, da Carpi alla vita in mare: «Porto turisti in barca a girare per il mondo»
Omero Moretti lavorava in officina a Carpi e a 65 anni ha lasciato la città per la sua passione per il mare: «Non tornerò mai, le notizie me le raccontano i clienti»
CARPI. C’è un carpigiano che ha fatto delle rotte di Ulisse la propria casa e che è convinto sia il viaggio, e non la meta, ciò che gli dona respiro. Segno del destino, il protagonista di questi itinerari equorei si chiama Omero Moretti, è nato a Carpi 65 anni fa, ma da 35 trascorre 11 mesi l’anno in mare compiendo traversate dell’Atlantico, dalla Spagna ai Caraibi e, in estate, organizzando crociere nel Mediterraneo e viaggi-vacanza con scuola di vela tramite la Compagnia degli Skippers Oceanici.
Cosa ti ha portato a questa decisione?
«Avevo un’officina e d’estate, per svago, andavo in barca. Poi, un po’ per gioco e un po’ per scommessa, poiché scontento del mio lavoro, ho deciso di lasciare tutto, anche se i colleghi marinai dicevano che questa era un’attività in via d’estinzione».
Come si svolge la tua professione?
«Da giugno a settembre viaggio nel Mediterraneo, da ottobre a marzo compio la traversata dell’Atlantico (ne ho fatte oltre 30) per cui servono venti giorni: nel mezzo, c’è una permanenza di quattro mesi ai Caraibi dove, con gli ospiti della mia barca, giriamo le Antille.
E le tue, di vacanze?
«Una vacanza vera e propria non so più cosa sia. Ogni settimana ospito sulla mia barca otto persone diverse che mi raccontano le proprie storie: non vivo più solo la mia vita, ma anche le loro. Contrariamente a quanto si possa pensare, questo è un lavoro pesante, anche se un privilegio».
La tua barca si chiama Freya.
«È il nome scandinavo di una divinità della famiglia. Rappresenta il calore tra le persone e si addice alla mia imbarcazione che trasporta persone che per giorni vivono a stretto contatto».
Hai qualche superstizione?
«Nessuna. Oggi manca una buona cultura nautica: tutti desiderano la barca, ma pochi vogliono impegnarsi nell’apprenderne i segreti. Tra questi non c’è spazio per le dicerie. Che una donna a bordo sia di cattivo auspicio è una chiacchiera del passato, ad esempio, quando le traversate duravano anni e il gentil sesso creava scompiglio.
Il viaggio più bello?
«La mia vita. Ogni viaggio è diverso e ognuno ha avuto in sé qualcosa di splendido. Il posto che amo di più e che sento come casa mia? La Sardegna e il Mediterraneo.
Tornerai sulla terra ferma?
«No. Anche se il mare mi ha insegnato che fare programmi è rischioso. La mia barca è la mia libertà e non mi vedo più a condurre una vita terrestre. Navigherò ancora e poi scoverò una baia nel mio Mediterraneo. Questo è il mio sogno».
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