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A San Felice aula magna con cemento depotenziato

A San Felice aula magna con cemento depotenziato

San Felice. Dopo tante insistenze le prime ammissioni: «Calcestruzzo di classe inferiore nelle fondazioni, ma va bene così»

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SAN FELICE. Non piove solo su Finale. C’è un’altra struttura scolastica costruita utilizzando calcestruzzo depotenziato rispetto agli impegni assunti con l’appalto assegnato dalla Regione.

Si tratta delll’Aula Magna del polo scolastico di San Felice, che oggi versa in condizioni di abbandono, a causa del fallimento di un appalto rivelatosi anche per altri motivi avventuroso. L’edificio (soprannominato per la sua forma il “palanutria”) è stato - parzialmente - realizzato utilizzando il calcestruzzo fornito dalla “Betonrossi”, come certificano le foto scattate dai cittadini, insospettiti fin dai primi giorni per le modalità esecutive dell’opera.

Betonrossi, si ricorderà, finita al centro dell’inchiesta sul calcestruzzo depotenziato, che riguardava ufficialmente le nuove scuole medie Frassoni di Finale e gli appalti della ricostruzione di altre cinque ditte, l’Agritecnica di San Felice, l’Acetum di Cavezzo, la Zimor di Finale, la Medica di Medolla e Offmec di Concordia.

Tra gli indagati di quella inchiesta il gettonatissimo - dalla Regione - l’ingegner Antonio Liguori, che anche a San Felice era ed è infatti il direttore dei lavori.

LA REGIONE Dunque, dopo due anni di insistenze, di lettere, di perplessità, arriva finalmente dalla Regione una prima ammissione: «Si segnala che i controlli di accettazione svolti in corso d’opera, relativi ai getti delle strutture di fondazione in cemento armato, avevano evidenziato valori inferiori rispetto alle prescrizioni sui materiali contenute negli elaborati tecnici di progetto, che prevedevano per le fondazioni l’impiego di calcestruzzo di classe di resistenza C25/30».

Lo scrive l’ingegner Manuela Manenti, responsabile del procedimento, in risposta ad una nota inviata il 10 giugno scorso dai consiglieri della Lista civica San Felice in movimento, all’indomani dell’inchiesta sul cemento depotenziato che aveva investito solo Finale. È la prima ammissione che anche a San Felice è stato usato calcestruzzo depotenziato rispetto agli impegni.

LA LETTERA La lettera prosegue: «Conseguentemente... in data 4 luglio 2015, su disposizione della Diorezione Lavori... erano stati fatti eseguire ad un laboratorio ufficiale carotaggi distruttivi sulle travi di fondazione già realizzate, ai fini dell’esecuzione di ulteriori prove di schiacciamento. Le prove di schiacciamento effettuate sulle carote estratte avevano confermato l’impiego di calcestruzzo inferiore di una classe, rispetto a quella prevista dal progetto».

Quindi: un anno fa la Regione era già a conoscenza che per una struttura scolastica seguita dall’ing Liguori e realizzata con calcestruzzo Betonrossi il materiale era depotenziato.

La storia di San Felice però è emblematica di come in questa e altre vicende si lavorerà per uscire dall’imbarazzo ed evitare demolizioni o altre prospettive scomode ed impattanti. Partendo anziutto da un “va bene lo stesso”.

Queste le parole della Regione (sempre ing. Manenti, e sempre riferita al direttore dei lavori Liguori): «La Direzione lavori... aveva quindi richiesto al progettista dell’opera di rieseguire un controllo teorico della sicurezza della struttura interessata dal calcestruzzo non conforme, con la rielaborazione del calcolo e delle verifiche delle travi di fondazione dell’intero sistema fondale... Il progettista delle strutture ha concluso che le sezioni di travi di fondazione risultavano ugualmente verificate, anche adottando la classe effettiva del materiale».

Insomma, come si dice a San Felice: “Tuttapposto”. Così, in attesa del nuovo collaudo, della nuova riprogettazione, del nuovo appalto, a dispetto delle fondamenta depotenziate il “Palanutria” può andare avanti: ospiterà i bimbi delle le scuole e tra l’altro sarà di fatto il nuovo teatro di San Felice. (ase)

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