Le torri librarie di Gae Aulenti: contenitori e contenuti
Il dibattito sul progetto dell'ex ospedale Sant'Agostino, futuro Polo Culturale della città
MODENA. Ieri la nostra Gazzetta ha definito Modena il cimitero dei grandi architetti, nel ricapitolare le opere a firma d’autore sepolte negli ultimi 30 anni e a cui potrebbero aggiungersi presto le Torri, le Lame librarie pensate da Gae Aulenti per il S. Agostino. Forse non è un caso che il vero grande monumento venuto ad arricchire la città nel tempo recente è il cimitero monumentale di S. Cataldo, il progetto di Aldo Rossi che ancora oggi sta ad esempio al centro della sezione architettura del Maxxi a Roma: e che è rimasto, naturalmente, incompiuto e incompleto...
Ma ha ragione chi non ci sta al dibattito stantìo sulla città ingessata, in cui non si può fare nulla; e come dar torto a chi sostiene che va pensato il contenuto prima dei contenitori, per evitare che ogni idea si trasformi solo in un mezzo per aprire comunque un cantiere, edificare qualcosa, poi si vedrà...? Certo che è lì il problema di Modena, sintetizzato e amplificato in modo plastico dalla vicenda del Polo culturale per riqualificare la zona dell’ex ospedale: non saper definire su cosa si vuole puntare davvero per ridisegnare almeno in parte la propria identità e anche i propri obiettivi. L’eventuale forzatura contenuta (sì, era parte del contenuto...) nel progetto S. Agostino, compresa la volontà di traslocare i tesori della Biblioteca Estense era proprio quella di dare un indirizzo: cultura e sapere come tratto distintivo di una comunità, in un luogo, possibilmente contaminato dalla bellezza immaginifica di un’ artista come la Aulenti, aperto e capace di opporsi alle forze centrifughe della deriva periferica, un luogo da vivere e condividere.
Non era tutto ma non era poco: esistono in tanto modo questi luoghi e questa idea di città che mette al centro di sé stessa la scommessa della conoscenza come incontro e non come solipsismo. Probabilmente Modena non aveva, non ha, scelto questa strada: non l’ha sentita, non la sente, sua e purtroppo non sa darsene un’altra, se non il rattoppare qua e là il benessere ereditato. E non è un caso forse che del progetto del cimitero di S. Cataldo a Modena rimane impresso il cubo centrale dell’ossario: quando l’elemento chiave sono le finestre a intercalare il muro di cinta, aperte sulla luce del fuori, del giorno, della vita. Della rinascita.
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