Modena, il cimitero dei grandi architetti
Trent’ anni di idee ambiziose per cambiare la città di Modena poi diventate buchi nell’acqua
MODENA Qualcuno in passato ha definito Modena la città “cimitero” dei progetti forniti da alcune delle principali archistar del mondo. Almeno dai tempi del sindaco Mario del Monte (anni ’80), passando per quelli di Giuliano Barbolini e Giorgio Pighi fino all’attuale primo cittadino Gian Carlo Muzzarelli, sotto la Ghirlandina si sono infatti immaginati progetti d’autore poi rimasti sulla carta. In mezzo infinite e spesso inconcludenti polemiche. Nella nostra città una fetta a volte significativa a volte molto meno di cittadini e classe dirigente si è sempre messa di traverso sulle proposte. A ciò è spesso seguito un blocco delle idee e quindi un degrado malinconico. Pensiamo a quanto sta accadendo all’ex Amcm, presso gli antichi ospedali di Sant’Agostino ed Estense e, in parte, alle piazze Matteotti e Mazzini.
Insomma, classe politica e cittadini per un po’ sognano l'arrivo di una grande firma dell'architettura mondiale sia essa Gae Aulenti, Mario Botta, Paolo Portoghesi e l'arcinoto Frank O. Gehry autore del Guggenheim Museum di Bilbao e della incredibile Fondazione Louis Vuitton di Parigi. Successivamente qualche “esperto” o soprintendente si mette di trasverso - in nome della tutela del patrimonio comunque - e il progetto va in fumo. All’archistar quindi si fornisce la dovuta parcella per i disegni, e poi tutto si blocca. Finirà così anche con l'ultimo di questi progetti, il Sant’Agostino immaginato poco prima di morire da Gae Aulenti? L’architetta aveva pensato a due torri, da lei chiamate “lame”, di una ventina di metri di altezza che dovevano ospitare 800mila libri della statale Biblioteca Estense qui trasferita. Peccato che la direttrice dell'istituto non voglia più trasferire i volumi. E quindi che accade alle ipotizzate torri? Diventano inutili e così l'intero progetto visto che Comune e Fondazione Cassa di risparmio di Modena hanno sempre detto fino a pochi mesi fa che le due torri sono il segno distintivo di tutta la riqualificazione. Del resto le due torri stilizzate compongono il nuovo logo del Sant'Agostino... Ma questo è solo l'ultimo esempio perché sono stati tantissimi i buchi nell'acqua a Modena negli ultimi trent’anni abbondanti.
JELLICOE. Nel tempo preso in esame è il nobile paesaggista inglese Geoffrey Jellicoe (1900-1996) la prima “vittima” della grandeur in salsa modenese. L’autore, insieme a un altro importante urbanista come Leonardo Benevolo, venne chiamato all'alba degli anni '80 da Mario del Monte. A lui è affidata la riqualificazione completa del parco Enzo Ferrari, il vecchio autodromo cittadino che ha reso storica la città dei motori. L'inglese aveva pensato a una serie di laghi-canale, edifici nascosti sotto il manto verde e alcune fontane e giardini pensili. Ma dopo le polemiche di riti e vari passaggi solo in piccola parte del progetto iniziale venne realizzata dall'architetto modenese Tiziano Lugli. La vicenda poi torna di attualità un decennio fa quando l'amministrazione Pighi pensava di realizzare dentro al parco una piscina, ma appunto Jellicoe era già morto. Pure fisicamente.
PORTOGHESI. L’architetto romano realizza case pubbliche a Modena negli anni '60, poi nel 1990 è chiamato in piazza XX settembre per realizzare un mercato all'aperto del valore di oltre un miliardo di vecchie lire. Sono le arcinote, e non apprezzatissime, baracchine che resisteranno fino al 2009 quando l'allora assessore Daniele Sitta le sposterà in un luogo anonimo vicino all’Autostazione. Un altro flop, dunque. Successivamente, a partire dal 2012, il Comune ha portato avanti una parziale riqualificazione e oggi nella piazza vuota al posto delle “baracchine” d'autore c'è una ingombrante struttura vetrata che “nasconde” i bagni pubblici.
GEHRY. Uno dei principali architetti del mondo venne convocato una mattina d’estate dall’allora sindaco Barbolini nel 1997, chiedendogli di portare un “segno” di modernità nella sei-settecentesca piazza S.Agostino con ex ospedale e Palazzo dei Musei. L’autore del museo Guggenheim immaginò due torri (sentiremo parlare ancora di torri...) di 28 metri in acciaio collegate da uno schermo per proiezioni. Ci furono le immancabili polemiche - e i “no” dell'allora soprintendente Elio Garzillo - con il sindaco che scrisse all’allora ministro della cultura Giovanna Melandri dicendo che «l'Italia ha perso una occasione». L'archistar infatti a fine 2000 sbattè la porta dicendo «qui non mi è consentito di lavorare in maniera costruttiva».
KRIER. Siamo nel 2001 la giunta Barbolini assegna al noto architetto inglese Leon Krier il compito di progettare una riqualificazione di piazza Matteotti, in pieno centro. Il professore della Royal Academy di Londra doveva ridisegnare, disse l'assessore Palma Costi, tutto quello spazio pubblico, ma dopo le consuete polemiche (ancora Garzillo) l'autore abbandonerà la partita.
BOTTA. Nel 2008 l’assessore all’urbanistica Daniele Sitta incaricò l'archistar svizzera Mario Botta (alla fine prenderà una parcella di soli 174mila euro) di riqualificare le piazze Matteotti, Mazzini e Roma. In pratica l'intero centro storico o quasi. Piazza Matteotti, i cui lavori dovevano autofinanziarsi attraverso un garage sotterraneo mai costruito, sarebbe stata per metà a verde e metà a cemento, Mazzini doveva essere caratterizzata da una fontana-muro e riqualificazione dell’ex Diurno sotterraneo e Roma era immaginata con giochi d'acqua e un percorso per cavalli. Nel 2011 il Comune, spiegando che la crisi economica impedisce i lavori, disse no al progetto Botta per piazza Roma. Ma in mezzo Italia Nostra ed altri hanno protestato a più non posso. E oggi, in Mazzini e Matteotti, quasi tutto è in via di degrado. Botta abbandonerà del tutto nel 2013, con i progettisti comunali che per piazza Roma hanno preso spunto per la pedonalizzazione davanti a Palazzo Ducale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
