«Riforma Costituzionale? Avanti»
Il sottosegretario Pizzetti e Reggianini: «Meno spese e più attività»
CASTELFRANCO. Potere dei cittadini, autonomie locali, assetto istituzionale e anche la spending review. Tutti argomenti che sono toccati dalla riforma Costituzionale, analizzata a Bosco Albergati, alla Festa de l’Unità. Relatori dell’incontro, moderato dal direttore della Gazzetta di Modena Enrico Grazioli, sono stati Luciano Pizzetti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e il sindaco Stefano Reggianini.
Pizzetti ha ripercorso le tappe che hanno portato all’attuale disegno di riforma: «Non ci siamo inventati niente: il Senato proposto dalla nostra riforma è quello immaginato dal programma dell’Ulivo del ’96, la prima bozza risale al 2007 e il documento porta anche il lavoro del governo Letta, approvato bipartisan». Lavoro di concerto che è rimasto anche nell’attuale riforma, ha detto Pizzetti, “anche se il focus è spesso sulle discordie”. Il cittadino avrà comunque più potere, poiché “si fa legislatore. È vero, per le leggi di iniziativa popolare le firme passano da 50mila a 150mila, ma perché siamo in 60 milioni di abitanti, non più 46, come al tempo della Costituente. Ma soprattutto, una volta che le firme approdano in Parlamento allora la Camera è obbligata a discuterne”.
Le ricadute della possibile riforma ci saranno anche a livello locale. «Avere un Senato con 74 consiglieri regionali - analizza il sindaco Reggianini - 21 eletti tra i sindaci e cinque nominati dal Presidente della Repubblica non lo trovo una stortura del sistema, specie se si pensa che la seconda Camera dovrà occuparsi segnatamente delle autonomie locali. I sindaci vivono la difficoltà del quotidiano, e sanno come si può migliorare la performance del proprio ente locale».
La riforma, hanno ricordato Reggianini e Pizzetti, permetterà uno snellimento della macchina istituzionale, che accorcerà i tempi della politica: «La politica - ha spiegato il Sottosegretario - costa molto anche a causa dei suoi tempi. Un loro snellimento porterà anche a ridurne i costi e permettere così una diminuzione della spesa pubblica. È il nostro modo di fare spending review. Se vincerà il “no” al referendum? Le dimissioni sono un atto di coerenza. Siamo andati al Governo per portare il cambiamento nel Paese, riformandolo nel modo in cui ci siamo proposti. Se vincesse il “no” avremmo fallito nel nostro intento».
Enrico Vincenzi
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