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Vaccinare la figlia o no? Genitori di Modena in lite, deciderà il giudice

di Carlo Gregori
Vaccinare la figlia o no? Genitori di Modena  in lite, deciderà il giudice

Lui li vuole per la bimba di 6 anni, lei no: fallita la conciliazione, padre e madre rimettono al tribunale civile la scelta

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MODENA. Quando si amavano e vivevano insieme decisero di sottoscrivere un documento con il quale si impegnavano per la figlia neonata di non fare le vaccinazioni obbligatorie e neppure quelle facoltative. Poi l’amore è finito e si sono lasciati con i soliti strascichi di polemiche e posizioni irrigidite. E oggi lui vuole che la figlia sia vaccinata quando entrerà in classe tra due mesi al suo debutto alle elementari, mentre lei no, non vuole, perché non sa se il vaccino che verrebbe inoculato alla figlia può farle male. Così per la prima volta in Italia un diverbio tra genitori sulla vaccinazione obbligatoria è finito davanti a un giudice. E intorno a questa causa civile, in discussione a Modena, si è messa in moto la macchina della raccolta di dati e documentazioni sulle vaccinazioni, affidata ai consulenti del giudice e delle parti.

La causa è stata avviata pochi giorni fa dal giudice Carmela Italiano che ha già fissato alcune date sul calendario. Il 20 luglio ha nominato il suo consulente tecnico: un normale pediatra di base modenese. Un gesto chiaro da parte del magistrato che vuole sapere il punto sulla questione da chi lavora quotidianamente e con cognizione di causa con bambini e vaccinazioni. In settembre, quando entrerà per la prima volta a scuola, la bimba di 6 anni al centro del caso sarà visitata. Poi il 30 novembre il consulente tecnico, sentiti i consulenti di parte, depositerà la sua relazione; il 14 dicembre il giudice prenderà una decisione.

Da parte della madre, una 34enne, c’è però na ferma volontà di precisare che non c’è nessuna preclusione verso le vaccinazioni in sé. Non è contraria “a prescindere” e lo dimostra il fatto che ha fatto vaccinare la figlia contro l’antitetanica. La sua convinzione è che non può vaccinare chiunque senza sapere se il bambino davanti alla siringa può riportare gravi danni fisici in conseguenza del vaccino o delle sostanze che contiene (come il piombo o altri metalli pesanti). È la scarsità di informazioni e quindi l’impossibilità di prendere una decisone ferma, insomma, che spinge la madre a non volere la vaccinazione obbligatoria. E proprio questo atteggiamento è contestato dal padre, un 43enne modenese. Questi ha presentato istanza davanti al giudice perché sostiene che è inconcepibile che sua figlia vada a scuola non vaccinata in presenza di altri bambini che potrebbero essere portatori di malattie. Lo Stato mette a disposizione dei suoi piccoli cittadini uno strumento per evitare gravi malattie o infezioni, è il suo ragionamento, e per non rischiare bisogna vaccinare, dato che la posta in gioco non è il proprio corpo ma quello di un altro. Il padre ha cercato di spiegarlo alla ex compagna in varie occasioni e per ottenere un parere autorevole che le facesse cambiare idea l’aveva convocata, dopo la separazione, a un incontro all’Igiene Pubblica dell’Ausl di Modena ma lei non si è presentata. Allora lo scorso marzo, in vista dell’iscrizione alla prima elementare di sua figlia, si è rivolto al giudice tutelare che ha invitato i due a una conciliazione. Ma l’accordo non è stato raggiunto e così il giudice ha rinviato il caso al giudice del tribunale civile.

Così l’avvocato Marzia Bondavalli, che tutela il padre, si è rivolta per una consulenza tecnica di parte al direttore dell’Igiene pubblica di Venezia dottor Vittorio Selle. La madre si è rivolta all’avvocato Mirella Guicciardi che ha incaricato come consulenti il chimico Stefano Montanari, direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, esperto di nanopatologie, che ha raccolto una gran mole di dati e documenti su casi di persone gravemente danneggiate da vaccinazioni e di letteratura contraria alle vaccinazioni.

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