Cannabis terapeutica: via a raccolta firme
All’Ufficio Protocollo del Comune I moduli dell’associazione “Coscioni” per legalizzare la droga
Cannabis a uso terapeutico, la raccolta firme sbarca a Modena.
«Ho depositato all’ufficio Protocollo del Comune la modulistica - spiega Ivan Pedretti - a favore della legalizzazione». Una parola che spacca come poche. C’è chi da tempo sostiene una linea più permissiva (anche per le droghe derivate dalla pianta) e chi invece è per sanzioni più dure».
«Nella nostra città c’è ancora paura di mostrarsi - riprende il referente modenese della raccolta avviata dall’associazione Luca Coscioni - ma chi vuole potrà farlo fino a ottobre. Farò anche una mostra a tema con alcune mie opere. Voglio dare un contributo».
Un’azione di segno opposto era giunta da Carlo Giovanardi, co-autore (con Gianfranco Fini) di una legge che seguiva la seconda corrente di pensiero.
Il testo, poi bocciato dalla Corte Costituzionale, prevedeva un “appiattimento” delle sostanze stupefacenti: fine della distinzione tra droghe leggere e pesanti e quantità più bassa per uso personale.
La norma era stata criticata indirettamente dal segretario Onu Ban Ki-Moon.
«Le persone con dipendenza da sostanze stupefacenti non dovrebbero essere discriminate - spiega il segretario generale delle Nazioni Unite nel 2011 - ma essere seguite da esperti medici e consulenti. La dipendenza da sostanze stupefacenti è una malattia, non un crimine».
Invece, varie associazioni in Italia hanno denunciato l’aumento delle incarcerazioni per consumo di sostanze stupefacenti.
Può essere successo anche a Modena? Sì. I sindacati protestano, tra l’altro, per come sono seguiti al Sant’Anna «detenuti con gravi problemi di tossicodipendenza».
Le storie sono diverse e le equiparazioni un errore. Tuttavia, è lecita una domanda: quanti tra loro sono in prigione per azioni che in altri Paesi non sono reati? Il referente appartiene senza dubbio alla prima linea.
«Olanda, Spagna, Svizzera, Usa, alcuni Paesi del Centro America e altro hanno adottato un ordinamento permissivo - riprende l’intervistato - nei confronti di questa pianta usata fin dagli albori dell’umanità anche per scopi terapeutici. I provvedimenti adottati in questi Paesi hanno snellito i tribunali, ridotto sensibilmente il traffico e lo spaccio illegale, svuotando le carceri, creando migliaia di posti di lavoro ed entrate tributarie agli Stati».
Una domanda sorge spontanea. Le nuove generazioni iniziano sempre prima a consumare sigarette, alcol e a provare sostanze ora proibite. Cosa potrebbe accadere con una legalizzazione?
Gabriele Farina
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