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«Il mercatino del riuso? Un hobby senza guadagni»

di Valeria Cammarota
«Il mercatino del riuso? Un hobby senza guadagni»

Appassionati sconsolati, chiedono più controlli contro chi ricicla dal magazzino «Levatacce all’alba per pochi euro, neppure sufficienti a pagarsi spazi e benzina»

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Sulla scia del mercato del riuso di Fossoli, ieri anche Carpi ha avuto la sua opportunità presso il Circolo Graziosi di via Sigonio con il Mercatino del Riuso dell’Usato organizzato dai volontari del centro sociale.

Ascoltando quanti espongono sulle proprie bancarelle oggetti di vario tipo, tuttavia, pare serpeggiare aria di crisi.

«Mi piace stare in mezzo alla gente – racconta Lucia Baraldi – non lo faccio per soldi, dato che quel che si spende per la piazzola e la benzina non pareggia il guadagno».

Milli Beltrami si dedica a questa attività da un paio d’anni: «Ultimamente non sono molto soddisfatta – spiega - ci sono troppi mercatini, nascono come funghi e ogni domenica ce ne sono quattro o cinque nell’arco di 20-30 chilometri, il che fa salire l’offerta, abbassare la richiesta e crollare i prezzi. Fatica e guadagno si bilanciano poco. Oggi sono abbastanza contenta ma, a volte, mi alzo alle 5 e torno a casa alle 19 per 30-40 euro di ricavo: non ne vale la pena. Ero partita con entusiasmo, ma ora mi sono un po’ spenta».

Troppi mercatini e pochi controlli. «Pochi anni fa – afferma Pietro – c’erano meno mercatini e si poteva ragionare sui prezzi che oggi specie gli stranieri cercano di contrattare al ribasso: capita di vedere capi da bambino nuovi, di marca, venduti a 50 centesimi: così si sfigura. Poi ci sono alcuni che penso vendano fondi di magazzino. La roba usata si vede, mentre alcune cose sono nuove».

Daniele Garuti vende musica e oggetti vintage: «Rimango in zona per contenere i costi – dice – è più una passione che un guadagno: soldi non ce ne sono e la qualità dei mercatini è molto calata negli anni. Chi viene qui per vendere lo fa per socializzare: quando si va in pari con l’affitto del banco e la benzina si è contenti, ma se dovessi viverci farei fatica».

Per i più è un passatempo. «Ho sempre lavorato nel sociale – spiega Giulia D’Amora – mi manca il contatto con la gente e qui incontro tante persone. Le cose usate sono tante, ovvio ci siano altrettanti mercatini. Il bello non sta nel guadagnare, ma nello stare all’aria aperta: se fosse per il profitto, potrei smettere».

Guadagno o meno, i volontari che hanno organizzato l’evento – che si ripeterà a ottobre – sono soddisfatti: «Non c’è concorrenza con Fossoli – spiega Dimes Sala – organizziamo i mercati in date diverse e ci si dedica a zone differenti».

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