Sassuolo, Diego un pubblicitario ricco di sogni
Il sassolese Diego Fontana, esperto di comunicazione e docente allo Ied, si racconta: da una carriera brillante a Milano alla scelta di tornare "a casa", il sogno di descrivere il territorio, la passione per la narrazione e i viaggi a piedi
MILANO. Da Milano a Sassuolo per riscoprire il contatto con il territorio e dare alle proprie giornate un ritmo “più umano”. Nella puntata di oggi incontriamo Diego Fontana, classe 1979, pubblicitario che si occupa di comunicazione, scrittura e creatività e nel tempo libero cerca di capire come si coltiva un piccolo orto.
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«Subito dopo la scuola, ho fatto uno stage a Milano senza sapere che sarei rimasto - ci racconta Diego - Fare il pubblicitario a Milano era il mio sogno e quando mi hanno proposto un lavoro ho detto: un attimo che trovo casa e inizio! E quell'attimo sono diventati quasi 10 anni di una vita completamente dedicata al lavoro, un'attività bellissima che però, a un certo punto, sulla soglia dei 30 anni, ho pensato che non fosse più così definente per me e ho deciso di cambiare».
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PRIMO: CREA UN ORTO. E così Diego torna nella sua amata, odiata Sassuolo, come la definisce lui, dove la prima cosa che fa è… un orto. «L'orto è una specie di rito scaramantico fatto su di me, per separare una vita molto interessante ma anche molto astratta da una vita che volevo riprendere a toccare - dice Diego - Oggi ho un piccolo studio che, guarda caso, si chiama “Terra”, in cui cerco di usare gli strumenti di comunicazione per raccontare cose interessanti del territorio. In questi ultimi anni, ho fatto esperienze come collaboratore e autore per programmi Rai e Sky, entrambi con Andrea Zorzi, e con il programma “Tracce di Sport” ho avuto la possibilità di girare tutta Italia in camper raccontando un modo diverso di fare sport, una delle esperienze più strane e formative che abbia mai fatto. La foto che più mi rappresenta e fa sintesi nella mia vita, ritrae un cammino a piedi fatto da Bologna a Firenze, la Via degli Dei - racconta Diego sfogliando il suo album - Insegnando allo Ied di Firenze, Istituto Europeo di Design, viaggio spesso in treno ed ero curioso di capire cosa volesse dire fare lo stesso giro, dove quella che vedi fuori dal finestrino ti sembra solo strada da percorrere, e non da vivere, da una prospettiva diversa».
SECONDO: SCRIVI CON L'ALTRA MANO. Tra i tanti, Diego ha realizzato due progetti, agli antipodi tra loro, che in un qualche modo rappresentano due parti di lui: «“Lefty”, fumetto sperimentale realizzato con la mano sinistra per Cabila Edizioni, completamente disegnato dalla mia mano “sbagliata”, opera che non ha nulla a che vedere con politiche e ideologie ma è un fumetto nato dall'idea della potenzialità del momento. La mia intenzione era appunto quella di fissare sulla carta un momento a partire dalle cose che vivevo sulla mia pelle: il mio lavoro, fatto di idee, in uno schizzo fatto a mano rende un'immagine fresca, fertile e interessante, piena di potenzialità, la cui forza sta nel non essere definitivo ma di lasciare spazio per proiettare il proprio immaginario. Ho voluto dare pagina bianca alla mia mano incerta per lasciare una realtà aperta sulle cose».
TERZO: RACCONTA IN BREVE. Poi c'è l'esperienza di “Narranti Erranti”, oggi diventato gruppo autogestito di scrittura digitale, nato qualche anno fa come progetto per provare a diffondere in modo nuovo un certo tipo di letteratura, con il supporto della rete: "Ogni settimana proponevo due termini, molto distanti tra loro a livello semantico, e più erano lontani più era difficile il collegamento: da questa difficoltà, dovevano scaturire racconti che con 400 caratteri collegassero queste parole. Ne è nata una pagina Facebook visitatissima, su cui ogni settimana pubblicavamo un centinaio di racconti e all'interno di una mini rubrica su Radio Capital, leggevo quelli più interessanti».
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