Costruire con materiali bio come la canapa
Pavullo. Alla festa Equosolidale esperti a convegno. «Abbandonati materiali che garantivano qualità»
PAVULLO. Le mura di casa come una “terza pelle” dopo quella naturale e i nostri abiti, e come tale bisognosa di componenti naturali che facciano respirare, in sintonia con il microcosmo domestico e il macrocosmo che ci circonda. Questa l'idea al centro, del convegno su “La salute dell'abitare” organizzato nell'ambito della Festa Equosolidale di Equofrignano da Anab, l'Associazione nazionale architettura bioecologica. Se n'è parlato domenica con l'architetto Paolo Rava (prof all'Università di Bologna), l'ingegner Alex Lambruschi (prof al Politecnico di Milano) e il geometra Olver Zaccanti, esperto di bioedilizia, moderati dall'architetto Silvia Marra di Serra. «Ci siamo abituati a un'architettura “obesa” – ha detto Rava – dove nonostante le dichiarazioni di sostenibilità inseriamo sempre più materiali e impianti che comportano un uso energetico altissimo per consumi e fabbricazione. Per laterizio e materiali di sintesi petrolchimica abbiamo abbandonato elementi naturali che fino a sessant'anni fa garantivano qualità e salubrità». Come la canapa, di cui Zaccanti ha sottolineato le eccezionali proprietà: «Con la calce – ha spiegato - permette di realizzare murature altamente performanti. Non costa di più costruire con elementi naturali, e c'è un comfort dieci volte superiore». E allora perché il 98% degli edifici si fa ancora in cemento e mattoni? Un po' per ignoranza, molto per abitudine e sempre tanto per le lobby. Basterebbe dare incentivi a chi costruisce bio, per arrivare alla svolta. Ma qualcosa si sta smuovendo: lo stesso Zaccanti a Cavezzo sta realizzando una villa tutta in canapa, calce, legno e paglia. E i tecnici della Regione ne hanno certificato qualità e ammissibilità ai contributi per la ricostruzione. Da parte loro, il sindaco Luciano Biolchini e l'assessore Cinzia Belloi hanno garantito sensibilità al tema. (d.m.)
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