Il vescovo: «Accolti come fratelli, tesoro da portare a Modena»
Erio Castellucci sta vivendo con i ragazzi questa esperienza: «Se uno è convinto della propria fede, apprezza gli altri»
CRACOVIA. È terminata la prima settimana di Gmg. I 331 pellegrini partiti martedì scorso hanno raggiunto Cracovia e così anche gli altri 440 modenesi che si sono messi in viaggio nella mezzanotte di lunedì. Siamo quindi ormai a metà del pellegrinaggio, momento di riflessione e di bilanci. Ne abbiamo parlato con il vescovo di Modena don Erio Castellucci che sta vivendo queste due settimane insieme ai giovani pellegrini modenesi.
Qual è il suo bilancio dopo questa settimana di gemellaggio con la città di Wroclaw?
«Restano tante cose, proverò a riassumerle in tre parole. La prima parola è accoglienza, che è stata ottima, per non dire straordinaria. I cittadini di Wroclaw hanno messo a disposizione tutto quello che avevano, tanti hanno dormito sul divano per far dormire i pellegrini sul letto. E quindi possiamo solo esprimere gratitudine per un'accoglienza semplice ma profonda e unica. La seconda parola è affetto: diversi ragazzi hanno detto di non sentire differenza fra questa casa e la propria, come se fossero da subito parte di una famiglia. La terza parola è ordine, nel senso positivo del termine: l'organizzazione è stata ottima, la città è pulita, la vita qui è ordinata, senza quel culto dell'eccesso e quel clima di paura e sospetto che a volte si avverte altrove».
In questa Gmg ha deciso di fare il viaggio in pullman e di rimanere vicino ai giovani per due settimane. Come mai un impegno così forte?
«Ci sono diversi motivi. Intanto c’è da dire che a Forlì sono stato responsabile della pastorale giovanile e ho vissuto in prima persona l’organizzazione di Parigi nel '97 e di Roma nel 2000, rimanendo legato in modo forte a questa manifestazione. Poi c’era il desiderio da parte dei responsabili di Modena di una partecipazione intensa. E così eccomi qui, anche se a volte ho paura di essere ingombrante. Infine non ero mai stato in Polonia e il mondo polacco mi aveva sempre affascinato. Nella mia parrocchia di Forlì ho conosciuto vari cappellani provenienti da Wroclaw, compreso l’attuale vescovo ausiliare Andrea e anche a Modena abbiamo diversi sacerdoti provenienti da questa diocesi».
Nel 1975 quando Paolo VI chiamò i giovani raccolse settemila ragazzi. Oggi sono centinaia di migliaia i pellegrini: cosa è successo?
«Direi che il clima è cambiato secondo lo stile di Giovanni Paolo II. Negl anni ’70 c’era un’aria di rassegnazione. Wojtyla ha portato una ventata di giovinezza, facendoci capire che si può vivere la fede cristiana ed essere moderni. È possibile essere fedeli alla Chiesa e avere apertura verso le altre culture e religioni. E credo che dietro il suo messaggio ci fosse molto l'influenza del popolo polacco che ha sofferto ma non si è chiuso nell'odio e ha guardato avanti con fede».
Dalla Diocesi di Modena sono partiti 771 pellegrini, un numero molto alto: quale messaggio può arrivare alla nostra città da questi giovani?
«Fra partecipanti, familiari e amici sono coinvolte migliaia di persone. Mi auguro che portino a Modena un messaggio di pace, speranza e apertura. Questi ragazzi hanno sfidato il clima di incertezza che si respira nel mondo e la paura a cui i terroristi ci vorrebbero condannare. Spero si portino a casa il senso di universalità della Chiesa. Spesso nelle nostre parrocchie siamo affetti dal virus del particolarismo. Vedere come la Chiesa parli tutte le lingue e incontrare giovani da tutto il mondo aiuta a respirare meglio».
Come sta vivendo gli incontri con gli altri “colleghi” vescovi?
«Anche per noi preti e vescovi il rischio è concentrarsi sulle “beghe” quotidiane, dimenticandosi l'universalità. In questi giorni ho potuto parlare con vescovi provenienti da Francia, Romania, Stati Uniti e altri Paesi. Sono stati incontri spesso casuali ma molto significativi. Ho avvertito lo stesso desiderio missionario, unito alla estrema diversità delle problematiche. La prossima settimana alloggerò con gli altri vescovi italiani e spero che non si torni a parlare soltanto di “beghe”», sorride.
L’accoglienza ricevuta in questi giorni porta alla mente l’accoglienza dei migranti nella nostra Diocesi. Le situazioni sono diverse, ma cosa può insegnare questa esperienza?
«La storia della città di Wroclaw parla dello spostamento di milioni di persone e di una unione cha ha funzionato. È stata una integrazione naturale, con un inserimento graduale nei vari organismi. La situazione qui è facilitata dal fatto che quasi tutti hanno la stessa fede religiosa, anche se non dobbiamo dimenticare che la maggioranza degli immigrati presenti in Italia sono cristiani. Molti di coloro che arrivano in Italia, poi, lo fanno con l'idea di passare oltre, verso i Paesi del nord. I massicci arrivi danno l’idea a molti italiani di un'invasione che non c’è e in questo senso ci vorrebbe un impegno anche da parte dei mezzi di comunicazione. Dobbiamo abituarci al fatto che l’Italia non è più la patria di coloro che sono nati nei territori italiani, ma c’è la presenza di diverse culture. Abbiamo la Costituzione, dove sono concentrati quei valori irrinunciabili di pace, uguaglianza, giustizia sociale e libertà. Chi viene in Italia deve integrarsi secondo questi principi».
C’è un momento di questi giorni che ricorda in modo particolare?
«Un momento molto bello è stata la visita al cardinal Gulbinowicz, arcivescovo di Wroclaw dal 1976 al 2004. Un uomo che ha affrontato con coraggio la dittatura comunista e la fase non facile del passaggio alla libertà. Tra l'altro, come segno di ospitalità, mi ha offerto un bicchiere di vino schietto. Erano le 10 di mattina. Dopo avevo una catechesi a un gruppo di giovani modenesi e non è stato semplice», ride.
Se dovesse augurare qualcosa a tutti i pellegrini?
«L’augurio è di tornare a casa coniugando la piena appartenenza alla Chiesa e l’apertura ai diversi popoli. Identità e dialogo spesso sono contrapposti ma non è così. Più una persona è convinta della propria fede cristiana, più sa apprezzare gli altri, anche chi è su posizioni diverse».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
