«Obbligati a mangiare il territorio»
Mirandola. L’assessore Ganzerli: «Ma nel 2018 si cambia e il bosco è una realtà»
MIRANDOLA. La cementificazione della Bassa, secondo un rapporto Ispra, vede Mirandola al terzo posto in regione. Il Comune, però, offre una personale lettura. «Il terremoto - spiega l’assessore alla Ricostruzione, Roberto Ganzerli - non è stata un’occasione per implementare l’uso del territorio. Nonostante vi fossero da parte di privati richieste di nuove classificazioni sia in ambito abitativo che produttivo, l’Amministrazione comunale ha sempre indirizzato tutti verso le aree già classificate o al riutilizzo di quelle occupate prima. Vi sono state classificazioni temporanee di aree solo per permettere, a coloro che furono costretti a delocalizzare il loro esercizio commerciale o artigianale, di proseguire l’attività. Aree che torneranno alla loro funzione principale (nella maggior parte aree verdi o parcheggi) entro il 2018. Non solo, anche le strutture pubbliche, come scuole e biblioteca, sono state inserite in aree già classificate dal precedente Prg».
E sul Psc, ecco le puntualizzazioni. «Il Piano strutturale comunale (ex Prg) è stato votato in Consiglio comunale nel 2015 dopo un lungo percorso di partecipazione svolto con l’Università di Bologna che ha visto coinvolti moltissimi cittadini che hanno dato importanti suggerimenti per la composizione del piano. Vi è poi stato un lungo periodo dove è stato possibile fare osservazioni. Il Psc ha avuto come prerogativa il minor uso possibile del territorio, puntando sulla riqualificazione dell’esistente (come per esempio l’area dell’ex Covalpa). Per le aree produttive, gli strumenti di pianificazione provinciale hanno individuato Mirandola come riferimento di un’area più vasta e quindi “obbligando” Mirandola a classificare alcune di queste aree. Più in generale comunque non si è mai oltrepassato il confine ideale del bosco che è stato ampliato in alcune sue parti. Dal 2001 a oggi i boschi della cintura urbana sono una realtà concreta: circa il 50% delle previsioni “boscate” sono realizzate con un totale di circa 33mila alberi piantumati. In questo contesto si inserisce la Cispadana che deve essere una opportunità di sviluppo per il territorio e non l’occasione per speculare. Sarà compito della politica vigilare».
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