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Modena, regala alla moglie 12 milioni di euro: guerra col fisco

di Carlo Gregori
Modena, regala alla moglie 12 milioni di euro: guerra col fisco

Da una società in  Lussemburgo la donazione alla coniuge che l'ha tenuta per un giorno prima che lei la riversasse a una società collegata al marito. La Commissione Tributaria rivede l’aliquota: da 8 a 4%

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MODENA.  Regala alla moglie dodici milioni di euro, ma il munifico dono dura lo spazio di un giorno: la moglie versa subito il denaro a una fiduciaria che ha mandato di girare la somma a un’azienda della quale il marito è socio. L’operazione di generosità coniugale interessa l’Agenzia delle Entrate che dopo un’accertamento chiede di pagare l’8% della somma (960mila euro). Ma la Commissione tributaria provinciale (Ctp), pur sottolineando che si occupa solo della fase della donazione, dopo un esame delle leggi in materia conclude che esiste una imperfezione di coordinamento normativo e quindi la signora pagherà solo il 4%, la metà. Con un risparmio di circa mezzo milione di euro circa.

UN CASO PILOTA PER PAGARE MENO TASSE.  La vicenda trattata a Modena è un caso-pilota sul tema fiscale delle donazioni cosiddette “indirette” e su quanto si deve pagare. Al centro della sentenza di alcuni giorni fa alla Ctp (presidente Guicciardi, relatore Uzzo) c’è una milionaria modenese sposata a un imprenditore di una nota dinastia industriale.

Secondo quanto comunicato dall’Agenzia Entrate al termine di un’istruttoria sulle imposte sul reddito, la ricca signora aveva avuto un regalo speciale dal coniuge: un bonifico da 12 milioni di euro infruttiferi. Lei stessa aveva poi fornito documentazione per chiarire. Era emerso che quel denaro era stato svincolato dal marito da una società di diritto lussemburghese. Il denaro era stato girato a una partecipata dell’industriale perché lo girasse alla moglie sul conto corrente di una seconda partecipata a Modena.

Proprio da questo conto la moglie lo ha prelevato e il giorno dopo ha dato mandato di versarlo a un’azienda della quale il marito è socio. Insomma, un giro di denaro che con l’idea stessa del regalo poteva sembrare aver poco a che fare. Fatto sta che l’Agenzia Entrate contestava l’aliquota pagata dalla signora, il 7%, sostenendo che doveva invece l’8% della somma, quasi un milione. Sempre meno di quanto avrebbe pagato secondo aliquota Iva e imposta di registro.

LA MATERIA DEL RICORSO. Il ricorso alla Commissione tributaria su una materia così particolare ha spinto i giudici ad approfondire la materia. Si è così capito che si trattava di una donazione indiretta perché interessava un grado di parentela strettissimo, la moglie del donatore; il denaro poi era stato dato in quella fase dell’operazione a titolo gratuito. E quindi secondo legge è necessario fare riferimento alle aliquote di imposta ordinarie. Ma quant’è l’imposta ordinaria per una donazione di una simile cifra?

I giudici riconoscono che le leggi attuali non sono ben coordinate e quindi la “nuova” imposta stabilita per legge nel 2006 non è applicabile. L’aliquota da loro fissata è stata quindi del 4% con una franchigia del 4. Un risparmio di mezzo milione.

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