Addio a Righi, pioniere dei colori
Si è spento a 95 anni. L’azienda di famiglia è arrivata alla quinta generazione
Se n’è andato in punta di piedi, com’era nel suo stile di imprenditore riservato e silenzioso. E quasi per rispettare una consegna non scritta neppure ieri il colorificio che portava il suo nome e dove lavorano i figli si è fermato.
Con la scomparsa di Giorgio Righi, 95 anni, Modena perde una figura di riferimento non solo per il mondo industriale ma anche un testimone d’eccezione della ricostruzione post-bellica. Dal 1945 in poi la sua azienda di colori e vernici fornì le tinte per ridare vita ai muri ricostruiti e intonacati dopo i bombardamenti. Suoi e della sua azienda, che portava avanti in perfetta sintonia con il fratello Francesco, erano i bidoni che invadevano strade e piazze ogni volta che c’era di mezzo un cantiere o un’impalcatura.
Una dedizione al lavoro, la sua, che è rimasta come un secondo marchio di fabbrica: i suoi dipendenti lo ricordano ancora quando, sino a cinque anni fa, veniva in fabbrica con regolarità. Del resto il Colorificio Righi, nella sede di via Gavasseti, può vantare molti record da questo punto di vista.
La ditta è arrivata alla quinta generazione con la stessa famiglia alla guida, impegnata a sviluppare nuovi materiali e strategie commerciale. I 35 mila colori in offerta sono una garanzia unica soprattutto per le aziende metalmeccanico e per carrozzerie; ma è l’intero comparto della meccanica che può contare su un ventaglio di offerte che prevedono vernici atossiche e senza piombo, al passo con i tempi. Oggi al vertice c’è la generazione dei giovani: Marco ed Elena Righi, Barbara Bonamini e Moris Cinquarla. Dal primo fondatore Francesco Righi, che nel 1887 aprì in via Emilia una mesticheria con laboratorio sono passati quasi 130 anni. Mel frattempo due guerre mondiali; e dopo la seconda si ripartì da capo, con tre negozi attivi tra Calle di Luca, Ponte della Pradella e Sassuolo. Oggi, con quasi trenta dipendenti, la sfida continua.
Saverio Cioce
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