Incendio alla Ecobloks, scoppia la rabbia
Bruciano i filtri della ciminiera, azienda chiusa almeno fino a settembre. Due settimane fa l’altro incidente delle polveri
FINALE. Esercizi commerciali chiusi. I bambini ospiti del vicino campo internazionale di Manitese trasferiti altrove. E ancora una volta aria irrespirabile, ancora di più. Poi la gente in strada, fuori dalle vicine fabbriche.
E una rabbia crescente. Come la colonna di fumo che ieri alle 9.45 si è levata sempre più alta e nera dalla ciminiera della Ecobloks. Per smentire nuovamente con i fatti anni di rassicurazioni istituzionali.
E per certificare, se ce n’era bisogno, il marchio di “Polo Pattumiera” che questa terra tra Finale e Massa, al confine con le Valli, si è guadagnata... sul campo.
Terra di stabilimenti industriali contestati e problematici (appena lunedì è stato spento l’incendio alla centrale-inceneritore di Enel Green Power). Terra di discariche lecite ed illecite, come quelle che continuano a “produrre” manufatti all’amianto dalle parti di via Ceresa. Terra di autostrade e cave in arrivo. Il tutto in una “broda calda” climatica che fa di questa pianura “bassa” e umida un cuore pulsante di inquinamento atmosferico.
Quello che è successo ieri alla Ecobloks è in soldoni l’incendio - accidentale - dei filtri di depurazione dello stabilimento che produce pallet dal riciclo di sostanze legnose. L’azienda si era “conquistata” una discussa fetta dei terreni del polo industriale di Finale in nome di occupazione, sviluppo, salubrità. E ancora si presenta annunciando di essere «il risultato della tecnologia più avanzata in questo settore, sia per quanto riguarda le tecniche produttive, sia per quanto riguarda le tecniche di depurazione delle emissioni in ambiente». Ecologica, insomma.
Per mesi, all’accensione del camino, i cittadini hanno assistito perplessi all’emissione ininterrotta di maestose fumate bianche. «Solo innocuo vapore acqueo», era stata l’ennesima e forte rassicurazione.
Ma ieri, durante i lavori di manutenzione degli elettrofiltri della ciminiera, l’incendio li ha bruciati, sprigionando altre sostanze nell’atmosfera. Rese plasticamente evidenti dalla colonna di fumo.
Andrà chiarito il perchè, ma a dare l’allarme ai pompieri è stata la Irene, titolare di una attività nei pressi: «Mi hanno risposto che non erano al corrente...», ha raccontato.
Erano le 9.45, circa. Poco alla volta, nello stabilimento all’incrocio tra via Abbà e Motto e Via Panaria, sono arrivate tre squadre dei vigili del fuoco, oltre alla polizia giudiziaria.
Quindi carabinieri, sindaco, mezza giunta e mezzo consiglio comunale, mobilitato dalla rabbia che si stava scatenando lì attorno e sul web, con decine di filmati, foto e commenti. L’incendio è stato spento attorno a mezzogiorno, poco prima dell’arrivo dei tecnici di Arpae, si dice sprovvisti della strumentazione. E ora chiamati al consueto gioco di disquisizioni che ormai la gente non tollera più.
Il primo incendio - di un nastro trasportatore - alla Ecobloks risale a molti mesi fa. Anche in quella occasione fu un barista a chiamare i pompieri, di notte. Due settimane fa dallo stabilimento era uscita una polvere legnosa che ha coperto case, anziende, auto, tutto. C’era stata una sollevazione, sedata dal nuovo sindaco Palazzi tra parole rassicuranti dopo l’incontro con la proprietà.
Ieri, nel recinto dello stabilimento, il sindaco ha di nuovo incontrato la proprietà - Spallanzani - che si è impegnata anche questa volta sistemare l’impianto, destinato a settimane di chiusura, almeno fino a setembre. Così, dopo fior di comunicati ora “cerchiobottisti”, ora trasformisti, ora furibondi, stasera c’è il consiglio comunale. Decine gli altri punti all’ordine del giorno, ma la patata bollente di Ecobloks si farà fatica a dissumularla. (a.setti)
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