Nel nome di Vasco Rossi 97 concerti e un amore
Zocca. Alessandro Boschi è probabilmente il fan che ha visto più live del Kom «Grazie alle sue canzoni ho conosciuto la mia compagna». Un album di foto unico
ZOCCA. Chi abita a Zocca e dintorni ha ormai imparato a conoscere tante tipologie di fan di Vasco. Ci sono i più scalmanati e i più tranquilli, i pazzi che arrivano a tatuarsi l'autografo del Blasco sulla pelle e gli insospettabili, seri professionisti e padri di famiglia pronti a scatenarsi quando parte una canzone del Kom.
Lui si chiama Alessandro Boschi, per gli amici “Gnoschi”, è originario di Rocchetta di Guiglia, ha 35 anni e fa l'idraulico. Un giovane come altri. Ma anche per lui la passione per Vasco Rossi è qualcosa di profondo, capace di invadere tutti gli ambiti della vita.
«Ho partecipato a 97 concerti del Kom - racconta Boschi iniziando a descrivere quella che è una storia di fan del Blasco da record assoluto - e quando ci penso questa cifra mi fa davvero un po' strano. Sono stato negli stadi, nei palazzetti, nei parchi. L’ho seguito praticamente ovunque fin dall’inizio, quando in lui credevano in pochi...A Imola sono stato il primo ad arrivare sotto il palco e mi capita anche di seguire per più sere di seguito. Ma la sensazione è sempre qualcosa di eccezionale. Non ho mai amato farmi troppa pubblicità per questa cosa, poi due mesi fa ho avuto un incidente in macchina e ho rischiato di morire. Mi sono reso conto di come Vasco fosse una parte importante della mia vita e da lì mi è venuto il desiderio di condividerla...».
La passione per la rockstar di Zocca per Alessandro viene da molto lontano: «Ricordo che ero un bambino di 5 o 6 anni e andavo con mio padre a Sestola per sciare. Alla radio è passata una canzone di Vasco, quelli erano i suoi primi anni di carriera. Mi piaceva tantissimo e mio padre mi disse “Questo qui è un grande! Un vero cantante”. Poi sono cresciuto e così anche la passione: a 14 anni venivo sempre a Zocca con la mia Vespa nella speranza di poterlo incontrare. E ho iniziato a seguirlo nei suoi concerti».
E i concerti sono forse la parte più importante per Gnoschi. Non si tratta solo di ascoltare Vasco. Lì, cantando squarciagola, Vasco è possibile viverlo: «Nei miei 97 concerti ho provato di tutto, sono stato anche in tribuna o nei posti riservati. Ma non è la stessa cosa. Amo arrivare ai concerti tante ore prima e sentire l'attesa che sale nel corso delle ore. A Firenze una volta sono andato alle 7 di sera del giorno prima, soltanto con un telo per sdraiarmi di notte. Ma Vasco bisogna viverlo così, senza fronzoli e organizzazioni». E sulle preferenze non ci sono molti dubbi: «I miei preferiti sono i concerti negli stadi. Lì l'acustica è perfetta, mentre nei parchi a volte il suono è un po' dispersivo. Sono curioso di vedere il prossimo anno cosa succede a Modena, anche se il mio sogno è quello di vedere un concerto di Vasco a Zocca».
A proposito di Zocca, il rapporto con la patria di Vasco è sicuramente particolare: «Abito qui vicino e quindi posso andare spesso lì. In questi anni sono arrivato a fare 40 foto con il Blasco. Ma tutto è venuto in modo molto naturale, senza forzature o chissà quali appostamenti. Ti capita di incontrare Vasco, gli chiedi una foto e un autografo e lui è sempre molto gentile. Non amo le esagerazioni di chi gli assedia la casa. Poi ci sono tanti che lo seguono per moda e anche questo non mi piace, io andrei ai suoi concerti anche se dovessi andarci da solo». Grazie al Komandante per Alessandro è arrivato anche l'amore con Anna, come Gnoschi grande fan di Vasco: «Non amo molto facebook - racconta Alessandro - ma devo ammettere che ci siamo conosciuti lì. Lei si chiamava Anna Toffe Vascolizzata e io Alle Gnoschi Vasco: già i nostri nomi dicevano cosa avevamo in comune. Poi abbiamo iniziato a uscire a ad andare insieme ai concerti».
Sui motivi del successo di Vasco, Gnoschi non ha dubbi: «Il Blasco piace perché fa grande musica e perché è vero, lui è se stesso. Tanti lo giudicano e lo hanno giudicato, ma lui va avanti dritto per la sua strada e, a differenza di molti altri, lui non è ipocrita e si presenta per quello che è. C'è chi dice che negli ultimi anni i suoi pezzi sono cambiati: certo che sono cambiati! Ma questo perché è cambiato anche lui, soprattutto dopo la sua malattia. Lui racconta le cose che gli succedono».
Dopo 97 concerti, 40 foto, 15 cappellini indossati ai concerti e tutti i cd originali autografati, cosa si può volere ancora?
«In questi ultimi anni pensando a Vasco ho scritto una trentina di canzoni e mi piacerebbe tantissimo che lui le ascoltasse. Questo un po' è il mio sogno. Poi io faccio l'idraulico e se lui avesse bisogno di una riparazione io sono disponibile. Ovviamente gratis!».
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