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«Pd, con questo andazzo il Comune sarà dei grillini»

di Rino Filippin
«Pd, con questo andazzo il Comune sarà dei grillini»

Il fuoriuscito: «Il partito a Carpi è in mano a vecchi ex Ds e agli ex Margherita Le solite logiche di spartizione del potere fanno perdere voti tra i giovani»

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È un anno importante il 2016 per Roberto Arletti: ha lasciato la banca per cui lavorava da 30 anni per diventare consulente finanziario e dopo 7 anni passati nelle file del gruppo consiliare del Pd, ha deciso di uscire per approdare al gruppo misto. «Alla mia età, 56 anni - dice Arletti - è finito il tempo di dire sempre sì. Nel lavoro come in politica ho tante cose da proporre, nel rispetto dell’etica e nell’interesse della città».

Intende dire che il Pd non fa più per lei?

«Il punto è che questo di Carpi non è il Pd che avevo in mente io. Il partito in città è comandato dai vecchi ex Ds e dagli ex Margherita. Sono loro a fare il bello e il cattivo tempo. Si continua insomma con le vecchie logiche di spartizione. Il Pd delle nuove idee e dei volti nuovi purtroppo non è mai nato in piazza Martiri».

Uscendo dal gruppo consiliare non si sente in colpa per avere tradito chi l’ha eletto?

«Anzi, è vero il contrario. Chi mi ha eletto mi aveva chiaremente detto: “Ti voto se porti delle novità nel partito”. Ecco, visto che questo mio impegno per il cambiamento è stato frustrato ho capito che era meglio uscire».

È vero che lo strappo definitivo è arrivato dopo il Consiglio sull’Aimag?

«Ho fatto un intervento non concordato dicendo quello che pensavo e cioè che Aimag deve restare autonoma e magari fare accordi temporanei su certi progetti, ma non fondersi in Hera. È una convinzione che ho maturato parlando con tutti quei sindaci che hanno fatto retromarcia dopo essere entrati nel gruppo quotato in Borsa. Bene, la mattina dopo l’intervento mi sono arrivate telefonate risentite da parte di sindaci “soci” di Aimag. A qual punto ho detto basta: non sono uno “yesman”, voglio ragionare con la mia testa».

Pensa che altri consiglieri la seguiranno nel gruppo misto?

«Nel Pd non credo. Resta però un fatto che dopo la mia uscita ho ricevuto tanti apprezzamenti dalla società civile e a settembre incontrerò gruppi e associazioni».

E per la città nel suo nuovo ruolo da indipendente che appoggia la maggioranza, cosa ha in mente?

«Mi concentrerò sull’economia ascoltando i problemi e le richieste degli imprenditori e lavorerò per evitare la desertificazione di piazza Martiri. Negli anni ’70 arrivavano da Bologna a prendere il caffè sotto i portici, adesso gli stessi spazi mettono tristezza tanto sono desolati».

Lei è presidente del Consiglio dell’Unione Terre d’Argine: ha intenzione di dimettersi?

«Assolutamente no visto che sono stato eletto da tutti i consiglieri, anche quelli dell’opposizione. Lascerò solo se il Pd mi sfiducia».

I renziani, cui lei appartiene, insomma non hanno sfondato a Carpi.

«Non gliel’hanno permesso in vari modi. Ma questo stile che il Pd carpigiano ha di intendere la politica produrrà effetti disastrosi a breve. Le giovani generazioni vedono freschezza e vitalità nel Movimento 5 Stelle. Nel giro di pochi anni probabilmente palazzo Scacchetti finirà nelle mani dei grillini. Mi dispiace, ma non vedo vie d’uscita».

In cosa sbaglia l’attuale dirigenza del Partito Democratico?

«Mi vengono in mente, ad esempio, due casi: certe candidature, che io ho bocciato, per il Consiglio d’amministrazione della Fondazione Cassa e la modalità di designazione della neo presidente Aimag. Sono episodi che lasciano il segno anche tra gli elettori. Io sono d’accordo con Renzi: dopo 10 anni di attività politica bisogna lasciare il posto ad altri che hanno nuove idee, nuove energie, per evitare che si raggiungano compromessi al ribasso per salvare la poltrona».

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