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Gli amici della briscola e il tenore: «In tournée con 10 valigie di cibo»

di Stefano Luppi
Gli amici della briscola e il tenore: «In tournée con 10 valigie di cibo»

Luciano Ghelfi e Giulio Bonacini a ruota libera sul passato: «Le carte dovevano essere ovunque, 20 mazzi a viaggio»

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Scene da “Amici Miei”, il noto film che celebra la storia di una amicizia della vita. Quattro amici - Luciano, Giorgio, il Colonnello e Bòla - che vanno in giro per il mondo a divertirsi come ragazzini con il “piccolo” particolare che il primo è la voce più nota del '900. Esce oggi nelle librerie e nelle edicole il volume “Vincerò. L'ultima partita con Luciano Pavarotti”, un lungo racconto con i ricordi di Luciano Ghelfi detto appunto Colonnello e Giulio Bonacini, il Bòla. Sono i due amici della briscola - il terzo, Giorgio Maletti, è morto alcuni anni fa - ossia coloro che dal 1991 alla morte nel 2007 hanno accompagnato Big Luciano in tutte le trasferte. Questi ragazzi degli anni Trenta avevano il compito di giocare alle carte con il grande tenore: così Pavarotti riusciva a superare i momenti di forte stress. Quando sono nati gli Amici della briscola? «Da ragazzini - spiegano Ghelfi e Bonacini - stavamo insieme dieci ore al giorno: al debutto del 1961 a Reggio organizzammo un bus per andare in teatro, poi ci siamo riuniti nel 1991 quando siamo andati in pensione».

Fino a quando è durata? «Fino alla fine ovviamente, è andata bene fino al 2005 prima che lui subisse le due operazioni importanti a New York e gli venisse la brutta malattia che l'ha portato via. Proprio nel 2005 facemmo una mega festa in costume a Palazzo Albergati a Bologna in occasione dei suoi 70 anni e poi partimmo per una trasferta in Australia. E qui ci fu l'episodio della Cina». Ossia? «A un certo punto dopo l’Australia noi volevamo tornare dalle nostre mogli, ma lui iniziò a telefonare loro pregandole di lasciargli i mariti anche per il successivo viaggio in Cina». Che accadde là? «Fu l'ultima tournée perché tornammo a fine anno e lui poche settimane dopo cantò per l'ultima volta alle Olimpiadi invernali di Torino». Com’era davvero Pavarotti? «Luciano doveva sempre essere in compagnia degli amici, mangiare e giocare a carte. Prima di partire andavamo noi a comprare 20 mazzi di carte Modiano perché dovevano essere dappertutto, in aereo, in teatro, in albergo. Con lui si parlava solo in dialetto, pensi che lo aveva insegnato anche al suo maggiordomo peruviano Tino, una persona che come noi è al corrente di tutti i fatti della vita di Pavarotti».

Qualche episodio buffo? «In una clinica facemmo tutti la cura dimagrante, poi a sera Luciano pagava un custode perché ci lasciasse uscire a mangiare qualcosa. A Monaco di Baviera eravamo in prima fila accanto a Rumenigge e Bonacini si addormentò durante il concerto (Bòla nega, ndr). C'era da ridere anche quando ci trasferivamo e Luciano aveva 34 valigie di cui 10 di cibarie». I due amici non parlano di vicende troppo private. Ma si comprende bene il rimpianto di questi amici di una vita.

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