Terrorismo, a Modena i fari sono accesi
In caso di attacco interverranno le forze speciali dei carabinieri. Monitoraggi su centri islamici, social network e reati “spia”
MODENA. Il piano è chiaro: rivendicare ogni attentato, accaparrandosi anche azioni solitarie di squilibrati. Il tutto per incutere un sentimento di terrore diffuso e generalizzato. L’Isis, o le sue costole autonome o presunte tali, sono diventati il pericolo numero uno nella scala delle emergenze nazionali e le forze dell’ordine stanno formandosi per contrastare un nemico nuovo, alla stregua delle organizzazioni criminali mafiose.
Corsi per aggiornarsi. E così carabinieri e polizia sono chiamati a corsi di aggiornamento e a modificare una “forma mentis” cristallizzata nel tempo. Sono loro, baluardo in prima linea dello Stato, l’avamposto contro il terrore; tocca a loro percepire quei segnali apparentemente minimali, ma che possono nascondere situazioni da allarme rosso. E poi riferiscono. In casi eclatanti vanno subito alla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, a cui sono affidate le indagini contro il terrorismo e che da anni ha creato un pool di magistrati specializzati. In situazioni di fatto meno preoccupanti l’informativa è indirizzata alla Procura di Modena, che a sua volta - attraverso canali già collaudati - approfondisce direttamente e in contemporanea riversa le informazioni ai colleghi della Dda. Si tratta di una contromossa necessaria se, come riporta l’analisi “Italian terrorism infiltration index” di Demoskopika, l’Emilia Romagna è la terza regione più a rischio, alle spalle soltanto del Lazio e della Lombardia, ossia del cuore religioso e imprenditoriale d’Italia.
Comando ai carabinieri. In caso di attentato terroristico, stando al piano del Viminale diffuso in questi giorni sulla stampa nazionale, saranno i reparti speciali dei carabinieri a prendere il comando a Modena. Nello scenario attuale, però, la regia di ogni procedimento è affidata al Prefetto, che coordina il Tavolo della sicurezza dove tutte le forze dell’ordine stanno lavorando congiuntamente per fare prevenzione.
Il banale diventa fondamentale. Li chiamano “reati spia”, sono quegli episodi che possono anche non allarmare, ma che segnalano un potenziale rischio. Li ha messi in fila, durante un’audizione in Commissione parlamentare, il procuratore capo della Direzione Antimafia e Antiterrorismo, Franco Roberti. «Sono quei reati che, come per le mafie sono sintomatici dell’agire mafioso anche se non sono immediatamente riconducibili al catalogo dei reati mafiosi, possono essere sintomatici dell’agire terroristico». Si va dal traffico di stupefacenti, alla tratta di persone, passando per la riduzione o il mantenimento in schiavitù e l’introduzione nello Stato di prodotti con segni falsi. Di per sé appaiono reati “normali”, ma che possono avere un retroterra con radici ben definite nella cultura islamica.
Le contromisure di Modena. Sono quattro le direttive su cui ci si muove con discrezione, ma incessantemente: si tengono controllati i centri culturali islamici, verificando chi li frequenta e instaurando rapporti con i referenti meno radicalizzati. Perché - si dice sempre con maggior convinzione - che le prime denunce devono partire dalla comunità “sana”, vera spia di un mondo del terrore in ascesa. Ecco allora i controlli a sorpresa anche per accertare reati e abusi amministrativi, ma funzionali ad una mappatura esatta del territorio. Più informazioni si hanno e inferiore è il rischio di essere sorpresi. Ci sono poi i segugi di internet, che passano le giornate a controllare pagine facebook e persone ormai intime della jihad. Se è vero che il reclutamente dell’Isis avviene soprattutto tramite il web, allora è sul quel campo che si gioca la partita più delicata. Il terzo ambito è invece la verifica dei nuovi richiedenti asilo, persone identificate, ma di cui non si hanno conoscenze pregresse e quindi più imprevedibili da “leggere”. Ed infine c’è il controllo in carcere che, come detto dal procuratore Valter Giovannini, che guida il pool antiterrorismo emiliano, è terra di proselitismo fanatic-religioso.
@francescodondi
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